C’è un sole primaverile, il cielo è limpido e di un azzurro intenso che invita a uscire da casa. Milano si sveglia così nella sua prima domenica in quarantena, in una condizione surreale con ristoranti aperti e tavolini vuoti. La città non è deserta, in molti hanno deciso di trascorrere la mattinata in giro, soprattutto al parco Montanelli, sembrava un giorno festivo come tanti, con gente a fare jogging, padroni di cani a chiacchierare nell’area dedicata agli animali e famiglie con passeggini.
Ma è un’isola di normalità. Per il resto, nel centro ci sono poche persone, è visibile, non c’è bisogno di fare la conta. La nota più evidente è davanti ai bar e ristoranti, dove ai tavolini c’è anche un solo cliente circondato da sedie vuote.

L'isola di normalità al parco Montanelli

Percorriamo la città come farebbe un turista con una mappa, partendo da Porta Venezia. Attorno al parco Montanelli sembra che la vita vada avanti senza colpi di tosse, in alcuni punti le biciclette devono cedere il passo ai maratoneti della domenica e fare lo slalom per evitare famigliole. Uscendo dal parco dal lato di piazza Cavour si ritorna alla realtà della quarantena: via Manzoni è un lungo vialone vuoto, con un decimo delle persone di un qualsiasi altro giorno. In piazza della Scala è lo stesso, sulle panchine ci sono poche coppie, un paio indossano la mascherina e fissano un giornalista televisivo che attende in piedi che dallo studio gli diano la linea.

La galleria Vittorio Emanuele sembra un grande salone museale, maestoso e silenzioso. In fondo si apre una piazza Duomo inedita per una qualunque domenica senza pioggia. Non si può dire che sia vuota ma chi conosce il brulicare frenetico della piazza sa che non è normale. Ci sono più venditori di braccialetti e di semi per piccioni che passanti.

Ci dirigiamo verso piazza Cairoli, via dei Mercanti è ancora più desolata perché è completamente in ombra e chi è in giro evita le strade fredde come le strette di mano. I negozi sono quasi tutti chiusi, i ristoranti turistici non sanno cosa fare perché di turisti non se ne vedono. I camerieri girano su sé stessi con le mani dietro la schiena, come i vecchi davanti ai cantieri.
Arriviamo finalmente in piazza Castello ma lo scenario non cambia. Sono le 12.30 e si possono contare le persone. L’aria però non è ferma, c’è un cantante di strada che non si arrende e riempie lo spazio con la sua voce. La piazza d’armi del Castello è spettrale e l’effetto è moltiplicato con le giostre ferme all’ingresso del parco Sempione. Chiunque sia in giro parla di coronavirus. Qualunque conversazione rubata ha almeno una di queste parole chiave: quarantena, follia, speriamo, virus, controlli. 

"Il mio bene rifugio è la carta igienica"

Lasciamo il parco e ci immettiamo su corso Garibaldi, che sembra una stradina di paese con i ritmi della provincia. Solo un paio di ristoranti in corso Como resistono al deserto e hanno una ventina di tavoli all’esterno occupati. Lontani anni luce le scene del traffico da shopping. La risalita verso piazza Gae Aulenti concede il tempo della suspance fino ad arrivare in cima. Anche qui è lo stesso scenario lunare, con panchine libere, pochi reduci con la mascherina e atleti che affrontano l’emergenza correndo. La parte più interessante è al piano interrato, all’Esselunga di Porta Nuova, dove c’è la coda per entrare.

Il cartello avvisa che “in conformità con il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del primo marzo 2020, con oggetto misure urgenti per evitare assembramenti di persone, si ricorda alla gentile clientela di RISPETTARE UNA DISTANZA MINIMA CON GLI ALTRI CLIENTI”. E in effetti quasi tutte le persone in attesa di entrare (la security autorizza piccoli gruppi) rispettano il metro minimo di separazione mentre osservano gli altri uscire con i carrelli pieni. Qualcuno rassicura dicendo che è una spesa domenicale, qualcun altro ammette di aver fatto rifornimenti di sicurezza.

“Ho fatto la spesa grossa così vengo questa volta qui e poi per un po’ di giorni sono a posto – ci racconta una signora che indossa mascherina e guanti – Sono spaventata. Da ieri sera, dopo aver visto una giornalista che urlava in televisione ho spento e non ho dormito tutta la notte. Sa, io vivo da sola. Ho comprato cibo e disinfettanti. Ho preso yogurt, biscotti, non mangio tanto”.

Sarà, però il carrello è pieno. Un’altra ragazza dice che il suo bene rifugio è la carta igienica. Lasciamo il supermercato e risaliamo in superficie per l’ultimo tratto attraverso la Biblioteca degli alberi, la piazza che i milanesi non avevano prima dell’arrivo dei grattacieli. Sono le 14.30 e come il parco Montanelli sembra un’isola di normalità. Più o meno.