Non è ancora tempo di cantare vittoria e nemmeno di abbassare la guardia. Ma dagli ospedali delle città lombarde più colpite dal coronavirus arrivano i primi segnali confortanti. Nei pronto soccorso di Lodi, Cremona, Crema ma anche di Bergamo e Brescia negli ultimi giorni si è registrato un lieve calo degli arrivi. Sono ancora molti i pazienti con covid-19 portati nelle strutture sanitarie, i reparti restano affollati e i medici allo stremo. Ma il contatore degli ingressi nei triage sembra avere invertito la tendenza e punta ora a una stabilizzazione e, in qualche caso, a un calo. Una prima notizia positiva dopo settimane di emergenza, anche se la fine dell'incubo è ancora lontana.

Coronavirus, segnali positivi dagli ospedali di Lodi, Bergamo e Brescia

All'ospedale di Lodi, provincia del primo focolaio italiano, il quadro pare in lieve miglioramento. Non ci sono dati precisi a disposizione, ma la percezione degli operatori, secondo quanto verificato da Fanpage.it, è questa: gli accessi rimangono significativi, ma meno pesanti rispetto ai giorni scorsi. Una "tenuta" che fa ben sperare. Al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove nelle scorse settimane l'afflusso di pazienti con sintomi da coronavirus è stato enorme, così come il numero delle vittime, la pressione sembra essere calata. "Abbiamo avuto un miglioramento già alla fine delle scorsa settimana", spiegano dall'ospedale, "ma è presto per rilassarsi. I reparti sono ancora molto pieni, è una malattia lunga e ci vorrà tempo". Identica risposta arriva anche dal Civile di Brescia: anche qui è confermata la percezione di un calo degli ingressi al pronto soccorso. "Ma non cantiamo vittoria e soprattutto stiamo ancora a casa", è l'invito dei medici della struttura.

A Crema e Cremona accessi in calo

Negli ospedali di Crema e Cremona, tra i primi a finire in "apnea" già negli ultimi giorni di febbraio per l'altissimo numero di malati, i numeri sono incoraggianti. Nelle ultime settimane la media di accessi era di 80-100 persone in coda. Nella mattinata di oggi, martedì 31 marzo, se si consulta l'applicazione regionale che consente di verificare quante persone sono in attesa al pronto soccorso si vede che a Crema il numero è sceso a circa 60, a Cremona una quarantina. Una dinamica, spiegano da Crema, che dura da due o tre giorni. I presidi sono meno affollati, ma c'è anche un altro segnale confortante. Si sentono meno ambulanze. Prima ne sfrecciavano diverse ogni ora, adesso il passaggio è più diradato. "Ma non si deve abbassare la guardia. Le regole vanno rispettate e bisogna stare in casa. Il contagio ancora molto molto rischioso", è la raccomandazione che arriva dal nosocomio cremonese.

Milano resta sotto pressione, ma i numeri sembrano stabilizzarsi

Un po' diversa la situazione dei nosocomi milanesi. Il capoluogo lombardo è da ieri la provincia con più casi in Italia, avendo sorpassato anche Bergamo. In città e nell'hintlerand i casi aumentano in modo costante. Non c'è stata finora l'esplosione di contagi che si temeva nella metropoli, ma nemmeno un trend in calo. Un piccola luce però si intravede anche a Milano. All'ospedale di Niguarda, grande presidio a nord della città, da qualche giorno i numeri sono costanti. "Non c'è stata una diminuzione, ma dal fine settimana osserviamo una fase costante", ha spiegato a Fanpage.it un portavoce dell'ospedale. "Sono numeri che vanno valutati a distanza di qualche giorno, è difficile dare una valutazione con una tempistica così breve. Era già successo che ci fosse un giorno o due con dati positivi, che hanno fatto ben sperare, ma poi il trend è peggiorato di nuovo". Difficile dire se è stato superato il picco dei ricoveri, i reparti restano affollatissimi, ma anche a Milano le sensazioni degli operatori sono "moderatamente positive". Una conferma arriva anche da un portavoce dall'ospedale Sacco: "Sì, dagli ultimi giorni un lievissimo calo c’è stato". L'invito dei medici resta sempre lo stesso: ora più di prima, non abbassare la guardia e rimanere in casa.