Miguel Angel Pachas (foto diffusa dall’Istituto clinico Città Studi)
in foto: Miguel Angel Pachas (foto diffusa dall’Istituto clinico Città Studi)

"Il tuo ruolo e soprattutto il tuo dono è sempre stato aiutare gli altri". I colleghi lo ricordano così, sempre pronto a dare una mano, altruista e disponibile. Miguel Angel Pachas Mora, 54 anni, peruviano, operatore socio-sanitario dell'Istituto clinico Città Studi di Milano, è morto nelle scorse ore all'ospedale San Carlo dopo aver contratto il coronavirus. Una perdita che ha sconvolto tutte le persone che da anni lavoravano con lui.

Milano, morto un operatore socio-sanitario di 54 anni

"Caro Miguel, è un brutto momento per lasciarci, oggi più che mai abbiamo bisogno di te. Sentiamo ancora riecheggiare il tuo nome nel corridoio della radiologia (“Miguel!, Michelangelo!, Pachas!”). È uno di noi che grida il tuo nome certo che tu accorra a dare manforte", si legge nel messaggio di addio condiviso dai suoi colleghi. "Ora vorremmo fermare il tempo qualche istante. Vogliamo lasciarci un momento alle spalle il presente che stiamo vivendo per far conoscere a tutti la persona che sei. È il nostro modo di ringraziarti del tuo aiuto".

"Eri sempre pronto ad aiutare gli altri"

"La tua esperienza è impagabile – si legge -. Sei stato una persona propensa ad aiutare gli altri, in particolare le persone più bisognose. In tanti anni di lavoro assieme non ti abbiamo mai visto esitare a porgere la mano in soccorso di una persona in difficoltà, a prestare la tua forza per lo spostamento dei pazienti, a regalare un sorriso e una battuta con il tuo italo-spagnolo inconfondibile a noi colleghi in un momento di difficoltà, mettendo in secondo piano le tue preoccupazioni.

Un altra perdita tra le migliaia provocate dall'epidemia nella provincia di Milano, ora la più colpita d'Italia. Di nuovo la vittima è un operatore sanitario, un uomo in prima linea per la cura degli altri. "Ci rimane il tuo senso di appartenenza alla famiglia, alla tua comunità, alle tue radici – concludono i suoi colleghi -. Ci rimangono i pazienti che chiedono e chiederanno di te. Ci rimane un senso di colpa per non averti ringraziato abbastanza. Ci rimane un enorme senso di vuoto, la certezza che nulla sarà come prima. Senza di te, senza il tuo aiuto".