Condannato all’ergastolo il comandante Paraga: fece fucilare in Bosnia tre volontari italiani

Una condanna all'ergastolo. Così si è concluso il processo a Hanefija Prjic, detto Paraga, il comandante paramilitare bosniaco che il 29 maggio del 1993 in Bosnia ordinò l'uccisione di tre volontari italiani: Sergio Lana, Guido Puletti e Fabio Moreni. Il giudice per le indagini preliminari di Brescia Carlo Bianchetti ha accolto la richiesta del pubblico ministero Silvia Bonardi, riconoscendo il ruolo di Prjic, oggi, 52enne, nella cosiddetta "strage di Gornji Vakuf". Si tratta della cittadina della Bosnia dove, nel pieno del conflitto che insanguinò l'ex Jugoslavia all'inizio degli anni Novanta, i tre volontari, tutti di origini lombarde, furono fucilati dal battaglione agli ordini di Paraga.
Assieme alle tre vittime si trovavano anche altri due volontari, Agostino Zanotti e Cristian Penocchio, che riuscirono a scampare fortunosamente alla fucilazione e sono stati i principali accusatori di Paraga. Dal canto suo, il militare ha sempre rigettato ogni accusa, affermando di non aver ordinato il triplice omicidio. Per la strage di Gornji Vakuf Prjic è già stato condannato in patria: il 3 aprile 2002 ha subito una condanna in secondo grado a 13 anni di carcere, già scontata in parte in carcere e in parte in regime di semilibertà. Proprio sfruttando la semilibertà Paraga si era recato in Germania, dove il 28 ottobre 2015, all'aeroporto di Dortmund, era stato arrestato in quanto ricercato dall'Italia. Poi l'estradizione e l'inizio del processo che ha portato alla sua condanna.
La strage di Gornji Vakuf
I cinque pacifisti italiani erano partiti per la Bosnia il 28 maggio del 1993. Il giorno seguente, mentre si trovavano sulla cosiddetta "strada dei diamanti" diretti verso le due cittadine di Vitez e Zavidovici – per portare aiuti umanitari e prelevare vedove e orfani da portare in Italia – furono fermati dal battaglione guidato da Paraga. Dopo essere stati condotti tra le montagne, in una vallata il comandante del gruppo ordinò la loro fucilazione. I tre volontari uccisi erano tutti amici tra loro: Sergio Lana era un perito elettronico di 20 anni e viveva a Gussago. Fabio Moreni aveva 39 anni ed era originario di Cremona. Guido Puletti era invece un giornalista 39enne italo-argentino: abitava a Brescia da numerosi anni.