Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori
in foto: Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori

"Il vento populista? A Bergamo gli elettori ragioneranno sulla dimensione concreta e sull'amministrazione della città. Se il nostro lavoro è stato apprezzato e le nostre proposte avranno convinto, credo che ci potrà essere un esito diverso rispetto a un anno fa". Giorgio Gori, 59 anni, è sindaco di Bergamo dal 2014 quando riuscì a strappare la fascia tricolore a Franco Tentorio, sostenuto da tutto il centrodestra. Prima di scegliere la politica è stato giornalista, produttore televisivo, fondatore della casa di produzione Magnolia, direttore di Canale 5 e di Italia 1. Nel 1995 ha sposato la conduttrice televisiva Cristina Parodi da cui ha avuto tre figli. Dopo la parentesi negativa da candidato alle elezioni regionali lombarde del 2018, ora corre per il secondo mandato a Palazzo Frizzoni alle prossime elezioni comunali del 26 maggio 2019. Un'impresa che in città, dall'introduzione dell'elezione diretta del sindaco, non è mai riuscita a nessuno.

Cinque anni fa molti non credevano nella sua candidatura perché non era un politico di professione e veniva dal mondo della televisione. Ora è diventato un politico di professione?

Direi piuttosto che sono diventato un amministratore, che è una cosa diversa. Amministrare un ente locale ha una dimensione politica, ma anche una gestionale dove ho potuto mettere a frutto le mie esperienze da manager. Da politico ho imparato due cose: la prima è che il consenso va guadagnato tutti i giorni sul campo. La seconda è che tra il dire e il fare nell'amministrazione pubblica passa molto più tempo che in una grande azienda.

In vista del 26 maggio è favorito nei sondaggi. Dopo l'esperienza delle regionali del 4 marzo dell'anno scorso teme che l'ondata populista possa favorire il candidato della Lega Giacomo Stucchi?

Il rischio c'è. La concomitanza con le elezioni europee potrebbe facilitare la Lega, se è vero che continuiamo a essere in una fase di vento politico favorevole a quella parte. Ma penso anche che tra i due voti di domenica ci sia una distanza molto superiore rispetto a quella che c'era il 4 marzo 2018 tra il voto nazionale e quello regionale. Allora fu un voto politico di inerzia rispetto a quello per il Parlamento. In questo caso credo che la scala europea e quella cittadina siano così distinte che gli elettori avranno più opportunità di ragionare sulla dimensione concreta di amministrazione della città. Se il nostro lavoro è stato apprezzato e le nostre proposte avranno convinto, credo che ci potrà essere un esito diverso rispetto a un anno fa.

Il dibattito politico nelle ultime settimane è stato polarizzato dalla cronaca: le inchieste giudiziarie in Lombardia e le polemiche per gli striscioni rimossi possono spostare qualche equilibrio?

Io ho cercato di stare molto sulla dimensione della città. Così come non temo più di tanto il vento in poppa che sembra ci sia nelle vele della Lega, così non mi rassereno troppo nel vedere che anche loro hanno guai giudiziari, subiscono contestazioni e dimostrano una chiara incapacità della gestione economica. Il voto comunale sarà determinato dalle riflessioni dei cittadini sulla città. Da questo punto di vista il clima della campagna a Bergamo è tranquillo, non c'è esasperazione. Il centrodestra si vede poco e fa affidamento sul traino di voto europeo, noi facciamo il contrario e cerchiamo di essere dappertutto.

Un anno fa era candidato per le Regionali, perché un cittadino bergamasco dovrebbe dare fiducia a un sindaco che era pronto a lasciare?

C'è stata una parte dei cittadini che ha capito e apprezzato la mia candidatura alle regionali. Sarebbe servito anche alla città, per portare il nostro modello a una dimensione più grande. Ci sono questioni che non si risolvono localmente, come il tema dei collegamenti infrastrutturali o il fatto che la città è di fatto il centro di una conurbazione di 400mila persone e manca uno strumento di governo più ampio. È vero anche che una parte dei cittadini secondo me non ha apprezzato la mia candidatura, ma da allora credo abbiano visto l'impegno quotidiano sulla città e non c'è stato bisogno di convincerli. Oggi non percepisco diffidenza.

Tre cose fatte come sindaco che rivendica e tre cose che si propone di fare nei prossimi 5 anni.

La prima cosa che rivendico è di aver portato dal libro dei sogni alla concretezza alcuni progetti di trasformazione della città che si discutevano da decenni e ora sono in realizzazione: dallo stadio agli Spedali riuniti, dal gasometro al palazzetto dello sport. Abbiamo lavorato per incrementare l'attrattività della città scommettendo molto sulla cultura. Il risultato del turismo, cresciuto del 55 per cento, dice che abbiamo lavorato bene. E in una fase di finanza pubblica molto vincolata (oggi abbiamo meno risorse rispetto a cinque anni fa) abbiamo spostato 5 milioni di euro sui servizi sociali, dando priorità concreta alle fasce più fragili grazie a risparmi sulla macchina amministrativa.

E le cose da fare?

La prima è mandare in porto cantieri avviati, tra cui quelli di alcune opere sovracomunali come il collegamento con l'aeroporto di Orio al Serio, il raddoppio della linea ferroviaria Ponte San Pietro-Bergamo-Montello, e la tranvia della Val Brembana. La seconda è segnare un cambiamento sulle politiche ambientali, che oggi sono una priorità per i nostri cittadini e per noi. In particolare vorremmo ridurre il traffico che entra in città, sono oltre 60mila auto, che determina conseguenze negative. Abbiamo proposte che vanno verso diversa visione mobilità. La terza priorità sono le politiche demografiche: la città invecchia ma noi contiamo di qualificarci per capacità di attrarre giovani offrendo loro buone condizioni di lavoro, di residenza e di partecipazione alla vita sociale. Vogliamo favorire politiche per la natalità, cosa complicata a che dipende da fattori materiali come asili, servizi, case. Ma anche un clima positivo di fiducia è una leva importante

Sicurezza: nel suo programma promette 200 agenti polizia locale e duecento punti di installazione delle telecamere, puntando su un tema che in questo momento è il punto di forza di Matteo Salvini. Come pensa di battere la Lega sul suo terreno?

Io rivendico il fatto di aver preso sul serio la sicurezza, sono un sindaco di centrosinistra e la mia parte politica, sbagliando, spesso ha regalato questo tema ad altri. La sicurezza è un'istanza principalmente dei cittadini più fragili, che vivono in contesti problematici. Ovviamente affronto il tema con un'onestà intellettuale diversa da chi lo enfatizza e drammatizza. Sappiamo che i reati sono calati in questi anni, ma questo non significa che la preoccupazione non sia presente nella sensibilità dei cittadini.

Cosa pensa delle zone rosse?

Credo che l'enfasi su questa proposta sia eccessiva, come se fosse una bacchetta magica. Credo siano soprattutto un modo per spostare i problemi, ma non escludo che in circostanze particolari sia utile, temporaneamente, applicarle nel nostro contesto. Certo, vedo che Stucchi ripete ossessivamente questa cosa, ma non è la soluzione per tutto.

L'emergenza inquinamento non risparmia Bergamo. L'anno scorso i limiti di pm10 nell'aria sono stati superati per 127 giorni. Un'area B sul modello di Milano potrebbe essere la soluzione?

Penso che alle misure a cui noi guardiamo come modello, come area B, si debba arrivare con gradualità e costruendo le condizioni: le infrastrutture di scala sovracomunale, tram e ferroviaria, che sono le alternative vere. Incentivare le policy di condivisione, come car e moto sharing. Creare di grandi parcheggi di interscambio. Potenziare il trasporto pubblico. Una volta fatto tutto questo si può ragionare di Area B, che è una prospettiva interessante. Ma sarebbe sbagliato fare la sequenza inversa, sarebbe visto come autoritario e vessatorio.

Quali tempi si possono ipotizzare quindi per una area B a Bergamo?

La prospettiva prevista nel nostro piano urbano di mobilità sostenibile è di averla tra 5 e 10 anni. Se riusciremo a farla entro cinque anni sarà un risultato straordinario.

In caso di ballottaggio è più facile dialogare con la sinistra radicale o con il Movimento 5 Stelle?

Intanto per noi sarebbe un buon risultato andare al ballottaggio finendo davanti al primo turno. Io non devo dialogare esplicitamente con nessuna rappresentanza. Con la lista di sinistra, che candida il segretario di Rifondazione comunista, sarebbe una partita persa: per lui sono il peggio in circolazione e lo ripete in ogni intervista. È una porzione residuale dell'elettorato, ma ha già fatto la sua scelta. I 5 stelle a Bergamo (con il candidato Nicholas Anesa) non sono molto forti, ma hanno un elettorato variegato. Ci sono elettori con sensibilità vicina alla nostra, per esempio sul tema ambientale e sui diritti. Nei dibattiti pubblici è emersa chiaramente la distanza tra il candidato della Lega e quello dei 5 stelle sulle unioni civili.

Se dovesse fare un appello a un lettore bergamasco che non pensa di andare a votare alle comunali, cosa gli direbbe?

Gli direi che le elezioni del 26 maggio sono diverse da quelle di cinque o dieci anni fa. Allora si confrontavano sempre centrodestra e centrosinistra, ogni volta con cambio di maggioranza, ma senza traumi. La città è sempre stata mediamente ben amministrata dentro una cornice democratica e di convivenza rispettosa. Questa scadenza elettorale fa la differenza. È la prima volta che il centrodestra è poco centro e molto destra, ed è trainato dalla Lega di Salvini, molto più estrema in toni e contenuti. Secondo me oggi una possibile affermazione di quello schieramento metterebbe in crisi la convivenza civile in città. Per questo vale la pena di fare lo sforzo di andare a votare.

A Bergamo da quasi 30 anni il sindaco uscente non viene rieletto e c’è stata sempre un’alternanza centrosinistra-centrodestra. Lei è scaramantico?

Il fatto che sia difficile fare il secondo mandato a Bergamo è una sfida in più. È visibile a tutti che per questa città la continuità sarebbe un grande valore. Io sarei felice di essere il primo sindaco da molto tempo a lavorare per dieci anni.