I giochi sono fatti. Ma in questo caso, l'esito anziché per i giocatori rischia di essere amaro per il Casinò di Campione d'Italia, per il quale la procura della Repubblica di Como ha chiesto il fallimento. Il motivo, secondo quanto riportano diversi organi di stampa, è l'insolvenza: da mesi la società che gestisce il casinò più grande d'Europa non pagherebbe quanto dovuto al Comune di Campione d'Italia, proprietario al 100 per cento della struttura, e avrebbe inoltre debiti con altre banche. In entrambi i casi l'ammontare dei debiti si aggirerebbe sui 30 milioni di franchi svizzeri, ossia circa 25 milioni di euro.

Oggi in programma un'assemblea pubblica

Il casinò di Campione d'Italia svetta con la sua granitica struttura sul lago di Lugano: la casa da gioco, completamente riedificata nel 1999 su progetto dell'architetto ticinese Mario Botta (lo stesso che tra il 2002 e il 2004 ha firmato la ristrutturazione del Teatro alla Scala e ne curerà anche il futuro ampliamento) sorge in un territorio che amministrativamente è una exclave (cioè fa parte dello Stato italiano pur trovandosi in territorio svizzero) e gode di particolari vantaggi fiscali. La società che gestisce il casinò dovrebbe garantire all'amministrazione comunale 700mila euro ogni dieci giorni, ma da mesi non versa quanto dovuto. Da qui l'esposto del sindaco di Campione d'Italia, Roberto Salmoiraghi, che ha spinto la procura di Como a chiedere il fallimento per la società che gestisce la struttura, per altro già sotto inchiesta per peculato. Alle 12.30 di oggi, lunedì 15 gennaio, il primo cittadino di Campione d'Italia ha convocato un'assemblea nel salone delle feste del casinò, in cui davanti alla cittadinanza verrà fatto il punto sulla situazione, sicuramente drammatica soprattutto per i circa 400 dipendenti della struttura.