Manager veterano della sanità lombarda, già dirigente di grandi ospedali come il Niguarda e il Sacco di Milano e gli Spedali Civili di Brescia, uomo di Comunione e Liberazione cresciuto negli anni d'oro di Roberto Formigoni e sempre in sella anche con le giunte leghiste di Maroni e Fontana. Il profilo di Marco Trivelli, 56 anni, nuovo direttore generale della Sanità in Lombardia, non è quello dell'uomo nuovo né di rottura con il passato.

Trivelli prenderò il posto di Luigi Cajazzo, 51 anni, ex poliziotto chiamato nel maggio del 2018 per rimettere ordine nel settore che, negli anni precedenti, aveva vissuto troppi scandali (dalle inchiesta su Formigoni all'arresto per tangenti dell'ex vicepresidente Mario Mantovani) che ha pagato per gli errori dell'emergenza coronavirus ed è il primo (ma forse non l'ultimo) cambiamento nella direzione del welfare lombardo.

Laureato in Economia all'Università Bocconi, associato a Cl e ambienti cattolici, ha iniziato la sua carriera come consulente per aziende private e pubblica amministrazione. Dagli anni duemila è entrato nella sanità regionale, già saldamente nelle mani del centrodestra formigoniano. Dal 2006 al 2012 è stato direttore amministrativo dell'ospedale Niguarda, per poi passare al Sacco di Milano. Dal 2013 è tornato a Niguarda come commissario straordinario e quindi come direttore generale di nuovo a Niguarda. Nel dicembre 2018 è passato agli Spedali Civili di Brescia.

Nella sua ventennale carriera, Trivelli ha sempre saputo muoversi con abilità all'interno del discusso sistema di nomine politiche che governa la sanità lombarda. Un sistema di lottizzazione che difendeva, in un'intervista al Fatto Quotidiano nel 2016, spiegando che "è giusto che se i cittadini danno fiducia a un partito sia questo a scegliere persone fidate da mettere alla guida delle aziende sanitarie e ospedaliere". Trivelli arriva al vertice della direzione welfare nel momento più difficile. Dopo il disastro della gestione della pandemia, gli errori e le polemiche, con oltre 16mila morti ufficiali, sono più forti che mai le pressioni da politica e opinione pubblica per un radicale cambiamento della sanità lombarda. Saprà il manager riformare il sistema in cui è cresciuto e di cui è espressione?

Ne dubitano le opposizioni in Consiglio regionale. Per Gregorio Mammì, esponente 5 stelle al Pirellone,  "la sostituzione ai vertici della sanità lombarda è solo di facciata" e "la Lombardia perde la grande occasione di creare discontinuità con il passato".  Per il capogruppo del Pd, Fabio Pizzul, il cambiamento non tocca la politica "che però è la vera responsabile delle scelte compiute durante l’emergenza".