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Caso di morbillo al liceo scientifico Volta di Milano: polemica tra genitori e Ats per i ritardi

Un caso di morbillo al liceo scientifico Volta di Milano ha scatenato una polemica tra i genitori degli alunni, da una parte, e Ats e preside, dall’altra. I genitori lamentano ritardi nelle comunicazioni da parte dell’Ats. L’agenzia di tutela della salute rivendica la correttezza delle procedure e invita a riflettere: “Meglio comunque vaccinare i propri figli per tempo”. Anche il preside smorza le polemiche.
A cura di Francesco Loiacono
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Il liceo Volta a Milano (Facebook)
Il liceo Volta a Milano (Facebook)

Lo scorso 2 giugno un caso di morbillo si è verificato in una classe di terza del liceo scientifico Volta di Milano. L'episodio, oltre che qualche timore tra i genitori degli studenti, ha provocato anche una polemica tra gli stessi, da una parte, e i dirigenti dell'Agenzia di tutela della salute (Ats) e del Volta dall'altra. In un post pubblicato su Facebook – e segnalato dal "Corriere della sera" – uno dei genitori degli studenti del liceo milanese ha infatti puntato il dito contro un presunto ritardo nella comunicazione da parte dell'Ats: il caso del 2 giugno, infatti, è stato comunicato all'Ats solo lunedì 5, perché la scuola era chiusa. Il genitore, inoltre, si è lamentato perché la lettera che invitava a vaccinarsi contro il morbillo è stata indirizzata solo ai compagni di classe dello studente colpito dal virus, e non agli altri.

L'Ats e i dirigenti del liceo Volta hanno subito smorzato le polemiche. Ats rivendica la correttezza delle procedure, sia per quanto riguarda i tempi (la scuola era chiusa prima), sia per il fatto di aver indirizzato le lettere con la raccomandazione a vaccinarsi solo ai compagni dello studente ammalatosi: "Erano quelli che rischiavano di più", ha spiegato al Corriere Marino Faccini, a capo del settore Prevenzione dell'Ats. Faccini ha poi lanciato una sorta di frecciata ai genitori che lo hanno contestato: "Quella che si fa dopo un caso di morbillo, che può avere conseguenze gravi, resta comunque un’azione tardiva. Non bisogna aspettare un bimbo contagiato per vaccinare i propri figli, ma provvedere secondo le indicazioni del calendario vaccinale (la prima dose è prevista tra i 12 e i 15 mesi di età; la seconda tra i 5 e i 6 anni, ndr)". Come dire, parafrasando un vecchio spot tv sempre valido: meglio prevenire che curare (e fare polemiche).

Anche il preside del Volta, Domenico Squillace, spegne le polemiche parlando di un "polverone": "Tutto si è svolto nella massima tranquillità ed efficienza". Unico neo: una docente che ha dovuto vaccinarsi a pagamento perché l'appuntamento per farlo gratuitamente le è stato fissato dopo 20 giorni.

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