Mario Cattaneo
in foto: Mario Cattaneo

Mario Cattaneo non voleva uccidere il ladro introdottosi nella sua osteria a Casaletto Lodigiano ma voleva solo intimidirlo, per questo aveva impugnato il fucile. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale è stato assolto l'oste che il 10 marzo 2017 sparò uccidendolo il 32enne Petre Ungureanu: per il giudice Francesca Lisciandra si trattò dunque di un "incidente".

Il fucile impugnato per intimidire non per ferire

La traiettoria della rosa di pallini partita dal fucile, si legge nel testo pubblicato quest'oggi,"segue una direzione basso-alto" e "l'istruttoria ha dimostrato che l'arma non è stata utilizzata per ferire, bensì che era stata presa proprio allo scopo di intimidire gli aggressori e farli scappare, onde evitare che potessero fare del male ai familiari (si rammenta che in casa vi erano tre bambini in tenerissima età)". "Dall'assenza di causalità deriva l'insussistenza del fatto – continua il giudice – Cattaneo "dovrà pertanto essere mandato assolto dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste". L'uomo era stato rinviato a processo due anni fa con l'accusa di omicidio colposo per eccesso di difesa: lo scorso 24 gennaio la sentenza di assoluzione.

La vicenda di Mario Cattaneo ha da sempre diviso l'opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti dando vita a successive discussioni circa la legittima difesa che hanno coinvolto tra i vari anche il segretario della Lega Matteo Salvini che ai tempi scrisse sui social: "Ha difeso se stesso, la sua famiglia e i suoi nipotini: non merita un processo, ma comprensione e solidarietà". Secondo le ricostruzioni svolte dalle forze dell'ordine il ladro che la sera del 10 marzo 2017 si introdusse nell'osteria del Lodigiano insieme con alcuni complici fu da un solo colpo alla schiena. Il 33enne sarebbe fu trascinato dai suoi complici per alcuni metri prima di essere poi lasciato nel luogo in cui fu ritrovato senza vita.