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Brescia, nonno da record si laurea a 80 anni: “L’importante è non fermarsi”

Giuliano Marchesini, 80enne di Bedizzole, vicino Brescia, aveva interrotto gli studi nel 1942 dopo che i tedeschi avevano occupato la sua scuola. Si è rimesso a studiare in età avanzata e non si è più fermato: “Volevo mettermi alla prova e far capire ai più giovani che tutto nella vita è possibile”.
A cura di Francesco Loiacono
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Aveva interrotto gli studi da bambino, nel 1942, dopo che i tedeschi avevano occupato la sua scuola nel Bresciano. Adesso, a 73 anni di distanza, ha discusso la sua tesi di laurea in Lettere all'Università Cattolica. Si chiama Giuliano Marchesini, ed è un 80enne di Bedizzole, in provincia di Brescia. La sua storia, raccontata dal quotidiano Il Giorno, può essere d'esempio per tutte quelle persone che mollano di fronte alle prime difficoltà della vita. Giuliano, tre figli e quattro nipoti, dopo aver abbandonato la scuola si era occupato dei terreni di famiglia. Poi, però, nel 1985, la grande nevicata aveva provocato il crollo dei soffitti in tre capannoni della sua azienda agraria. Nell'incidente Giuliano era rimasto invalido. Dopo due anni passato chiuso in casa l'incontro con un suo vecchio professore, che lo ha invitato a riprendere gli studi.

"L'importante è non fermarsi"

Da allora, Giuliano non si è più fermato: prima ha conseguito la licenza media nelle scuole di Calcinato, poi, nel 2011, si è diplomato al liceo di Scienze sociali Gambara, frequentando i corsi serali. Adesso, infine, la laurea triennale, con una tesi sulla Resistenza: "Volevo mettermi alla prova e far capire ai più giovani che tutto nella vita è possibile. L’importante è non fermarsi", spiega con naturalezza. Dopo il 20 febbraio, giorno della proclamazione ufficiale, potrebbe anche continuare. "Del resto studiare per me, abituato a lavorare nei campi, non è un peso, ma un divertimento", dice. E se gli si chiede a chi dedica questo traguardo non ha dubbi: "A Luca, ‘Ispanico', uno dei miei nipoti che se ne è andato a 20 anni, pochi mesi fa. Come il resto della famiglia mi è sempre stato vicino, ma lui faceva proprio il tifo per me".

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