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Brescia, all’esame per avvocati uomini costretti ad andare in bagno con la porta aperta

Durante la prova scritta dell’esame per avvocati che si è svolto a Brescia, gli uomini sono stati costretti ad andare in bagno con le porte aperte per evitare che copiassero o alterassero la prova in altre maniere. Il presidente della Commissione spiega: “Prima di iniziare la prova sono stati trovati foglietti con pezzi di dottrina e formulari in miniatura nei porta salviette dei bagni. Si è trattata semplicemente di una garanzia di serietà”.
A cura di Francesco Loiacono
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(Immagine di repertorio)
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Aspiranti avvocati maschi costretti ad andare in bagno con la porta aperta. È accaduto a Brescia, durante la sessione scritta dell'esame per diventare avvocato. Un candidato ha denunciato che il presidente della Commissione esaminatrice ha imposto ai maschi il divieto: "Vietato chiudere la porta dei bagni". Costringendo così gli aspiranti avvocati a servirsi della toilette tenendo aperte le porte. Leggermente meglio è andata alle candidate donne, che hanno potuto chiudere le porte dei bagni ma sono state monitorate dai commissari fino all'antibagno.

La decisione del presidente della Commissione, l'avvocato Giovanni Pigolotti, è stata presa per evitare che i candidati potessero copiare o alterare in altre maniere l'esito della prova. Non si tratta a quanto pare di un caso eccezionale: altri aspiranti avvocati che hanno sostenuto la prova in città diverse da Brescia hanno affermato di aver dovuto sottostare allo stesso divieto. L'avvocato Pigolotti spegne sul nascere le polemiche: "È avvilente per chi dopo 30 anni di professione deve fare questo tipo di controlli, non certo per chi sostiene l'esame", ha spiegato all'Ansa. Il presidente della Commissione ha poi motivato la decisione con quanto scoperto poco prima della prova: "Prima di iniziare la prova alcune inservienti hanno trovato dei foglietti con pezzi di dottrina e formulari in miniatura. Il materiale era nascosto nei porta salviette dei bagni. Si è trattata semplicemente di una garanzia di serietà. La decisione non è certo stata presa a scopi punitivi, ma a tutela di chi ha svolto le prove".

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