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Gli elettori milanesi potrebbero non avere accesso al bilancio di Expo prima del 30 giugno. Proprio ieri, infatti, è stato annunciato dal presidente del collegio dei liquidatori, Alberto Grando, che il bilancio di Expo sarà presentato all'assemblea entro il 30 giugno. Le elezioni amministrative a Milano si terranno, come in tutta Italia, il 5 giugno, l'eventuale ballottaggio il 19. Al momento non c'è nessuna data certa, solo un "entro il 30 giugno", un limite temporale che però pone il serio rischio che la pubblicazione di questi tanto attesi dati di bilancio di Expo 2015 possa slittare direttamente dopo le elezioni.

Dopo mesi di rinvio e accuse di pretestuosità da parte dell'entourage di Sala, i cittadini saranno quindi costretti a votare al buio, come si suol dire, per il rinnovo della carica di Sindaco di Milano? A quanto pare, sì. L'analisi del risultato di esercizio di Expo avrebbe fornito un formidabile strumento per valutare la candidatura di Sala, avrebbe permesso di comprendere un po' meglio le capacità manageriali e di gestione amministrativa del candidato sindaco e, quindi, di tracciare un ritratto un po' più approfondito del candidato, più fuori dalle solite logiche politiche da campagna elettorale. Una delle maggiori qualità di cui dispone un bilancio di esercizio – a meno che non sia artefatto, ovviamente – è che essendo interamente costituito da dati e analisi di dati ed elementi certificati, è capace di restituire l'esatta fotografia dell'andamento annuale di un'azienda e delle capacità gestionali della linea manageriale.

A quanto pare, però, i cittadini non avranno la possibilità di valutare la capacità gestionale dell'ex amministratore delegato di Expo, nonostante questa mossa sia in netta contraddizione con quelle che sono state le dichiarazioni rese dal candidato sindaco fino a poche settimane fa. Lo scorso gennaio, per esempio, durante il confronto tra i candidati alle primarie del Partito Democratico, alla domanda sul bilancio di Expo, Giuseppe Sala rispose: "Abbiamo consegnato i dati del preconsuntivo che sono stati verificati dagli organi competenti tra cui la Corte dei conti. Chi si intende di bilanci sa che ci sono dei tempi tecnici e che si chiudono a marzo, aprile. Chiedere oggi il bilancio è come chiedere di andare sulla luna, una richiesta surreale". Un paio di mesi dopo, il 3 marzo, disse invece: "Il bilancio uscirà ad aprile quando io sarò in piena campagna elettorale. Quindi come è possibile che io beffi, se poi questa cosa mi verrebbe addosso come un treno?”. E in effetti all'epoca aveva ragione, ma con lo slittamento al 30 giugno e una candidatura a sindaco di Milano, è normale e sacrosanto che ora gli elettori ne chiedano conto, avendone tutto il diritto.

La spada di Damocle della mancata trasparenza amministrativa pende sulla testa di Sala che però, anziché scusarsi per il disguido, attacca: "Leggo ridicole strumentalizzazioni del centrodestra a proposito dello spostamento del bilancio di Expo al 30 giugno, annunciato dal presidente del collegio dei liquidatori, per la necessaria valutazione del valore attuale del sito da parte dell'Agenzia delle Entrate. Naturalmente questi professionisti della denigrazione preferiscono puntare le loro accuse sul rinvio, piuttosto che prendere atto (e ciò dovrebbe essere una buona notizia per tutti) dell'annunciato miglioramento dei conti di Expo". Secondo Sala gli elettori dovrebbero fidarsi delle sue parole, i numeri e i dati non sarebbero necessari.

In un altro Paese sarebbe assurdo anche solo ipotizzare un ritardo nella consegna del documento di bilancio, figuriamoci cosa potrebbe succedere se la consegna non fosse semplicemente in ritardo, ma addirittura posticipata alla fine di una competizione elettorale. In un altro Paese, forse un po' più serio del nostro, la candidatura di Sala subirebbe un gran contraccolpo in termini di immagine e gli elettori non sarebbero disposti a tollerare una mancanza di trasparenza così grave.

Una mancanza di trasparenza che priva gli elettori di un sacrosanto diritto, ovvero la possibilità di giudicare un candidato basandosi su ciò che ha realizzato  durante la sua carriera, politica e non. Chiamasi "accountability", un concetto molto caro agli anglosassoni e che sembrava esserlo anche per Matteo Renzi che, non troppo tempo fa, il due settembre del 2014, disse, in occasione della presentazione del sito ‘Passo Dopo Passo': "Sono felice di essere giudicato fatto per fatto, voce per voce. L’espressione accountability è un concetto di responsabilità estesa. Il fatto di mettere una data è stato l’elemento che ha consentito in questi mesi di superare molte resistenze". Questo concetto di responsabilità estesa non vale per il candidato sindaco di punta del Partito Democratico?