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Bergamo, la figlia di una vittima del coronavirus: “Mio padre lacrimava sangue, era irriconoscibile”

“Mio padre è andato via in ambulanza, è tornato in un’urna. È stato drammatico”. Cristina Longhini, farmacista bergamasca ed esponente del comitato ‘Noi denunceremo’, ha raccontato la tragica esperienza della sua famiglia. “Ho dovuto riconoscere mio padre ed era in una condizione terribile”, ha raccontato a “Mattino Cinque”.
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A cura di Simone Gorla
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"Ho dovuto riconoscere mio padre ed era in una condizione terribile: sembrava uscito da un'embolia, aveva gli occhi e la bocca spalancati, lacrimava sangue, ho esitato a riconoscerlo". È il racconto di Cristina Longhini, farmacista bergamasca ed esponente del comitato ‘Noi denunceremo' che riunisce le vittime del covid19 che hanno presentato cinquanta esposti ai pubblici ministeri di Bergamo.

Strage a Bergamo, il racconto di una farmacista

Dopo aver consegnato le denunce ai magistrati e protestato davanti alla Procura, Cristina ha raccontato a "Mattino Cinque" l'odissea della sua famiglia. "All'inizio di maggio mio padre ha avuto dissenteria e qualche linea di febbre. Mia madre ha chiamato il medico di base che per telefono ha prescritto antibiotici e tachipirina, ma ha detto che non sarebbe venuto a casa a visitarlo". Nel giro di una settimana la situazione precipita: il padre continua ad avere febbre, nausea, vomito, perde i sensi per un'ora e mezza. "Non riusciva a stare in piedi e a mangiare. Il medico ha detto solo di tenerlo idratato e continuare con gli antibiotici. A quel punto mia madre disperata ha chiamato l'Ats, che ha detto che non poteva fare nulla, anche 118 e numero speciale per covid, rispondono che a meno di una crisi respiratoria non sarebbero venuti", ha ricordato la farmacista.

Impossibile trovare un posto in terapia intensiva

"Quando finalmente un medico l'ha visitato, la sua saturazione era bassissima. Finalmente è arrivata un'ambulanza. Viene ricoverato al Papa Giovanni di Bergamo, risulta positivo al coronavirus e ha una polmonite interstiziale bilaterale. Il 18 marzo ci hanno chiamato dicendo che è peggiorato e non hanno posti in terapia intensiva. Ci hanno chiesto di aiutarli a trovare un posto in qualche ospedale. Abbiamo chiamato tutte le persone che conoscevamo, però per mio papà non si è trovato nessun posto. Il 19 mattina ci hanno chiamato dall'ospedale dicendo che entro poche ore sarebbe morto".

"È andato via in ambulanza, è tornato in un'urna"

"Mi hanno chiesto di riconoscere la salma. Dal momento che l'ho visto ho avuto incubi per tante notte. Aveva occhi e bocca spalancati, dagli occhi e dal naso usciva sangue. Ho esitato a riconoscerlo", è il tragico racconto della donna, che solo dopo ha scoperto la terribile sofferenza che suo padre ha attraversato nelle ultime ore della sua vita. "È andato via in ambulanza, è tornato in un'urna. È stato drammatico non poterlo salutare".

Una situazione che nessuno ha saputo gestire

"Non siamo persone sprovvedute che si sono trovate improvvisamente in mezzo a una pandemia ingestibile. È stata una situazione che nessuno ha saputo gestire", ha aggiunto, "io sentivo mia mamma, che è farmacista in centro a Bergamo, che diceva: ‘ma sai che viene un sacco di gente con la febbre, la tosse e polmoniti strane, nausea, vomito'. Questa cosa circolava da tantissimo tempo". A fine gennaio, ricorda, molte persone si sono ammalate anche a gennaio. "La cosa che mi ha fatto più rabbia da farmacista è la disorganizzazione".

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