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Bergamo, genitori obbligati a prendere i figli all’uscita dalle medie: poi il dietrofront

Una scuola media di Bergamo ha pubblicato una circolare che obbligava i genitori ad andare a prendere di persona al termine delle lezioni i propri figli. Sul caso è intervenuto anche l’assessore all’Istruzione Loredana Poli: “L’autonomia dei ragazzi è da favorire”. Dopo le polemiche l’istituto “Alberico Da Rosciate” ha deciso di rivedere la propria decisione, rimandandola in vista di una “futura regolamentazione”.
A cura di Francesco Loiacono
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Il "caso" era partito da una circolare pubblicata sul sito della scuola statale "Alberico Da Rosciate" di Bergamo: "Preso atto della vigente legislazione in materia di responsabilità per la vigilanza, la sorveglianza e l’assistenza nei confronti di soggetti minori (fino a 14 anni) da parte dei Genitori o legali Tutori e da parte dei Docenti e dei Collaboratori Scolastici, si comunica ai genitori che per il corrente anno scolastico il ritiro alla fine delle attività didattiche di tutti gli alunni della scuola secondaria di primo grado dovrà avvenire attraverso accompagnamento dei genitori (o di un incaricato maggiorenne), in quanto minori di 14 anni".

Poche parole che avevano gettato nel panico diversi genitori, di fatto "obbligati" dal dirigente scolastico ad andare a prendere personalmente (o tramite uno o più delegati maggiorenni) i figli che da domani inizieranno l'anno scolastico nell'istituto, che ospita studenti dalle materne alle medie.

Oltre allo sconcerto di alcuni papà e mamme, la decisione della scuola aveva addirittura fatto intervenire l'assessore all'Istruzione di Bergamo Loredana Poli, che aveva notato come "l'autonomia dei ragazzi" fosse "da favorire". Alla fine le polemiche e l'intervento dell'assessore hanno spinto la scuola a rivedere la propria decisione: "Considerate le difficoltà organizzative si procederà ad una deroga iniziale della disposizione in precisione di una futura regolamentazione susseguente ad un confronto scuola-famiglia", si legge ora sul portale dell'istituto. Insomma, dietrofront sì, ma solo per il momento: ben presto il "caso" potrebbe riproporsi con tutte le polemiche.

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