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Bergamo, donna con sclerosi vince il ricorso: potrà adottare un bambino

Una donna di 39 anni di Treviglio, in provincia di Bergamo, ha vinto il ricorso contro il tribunale dei minori che le aveva negato la possibilità di adottare un bambino in quanto affetta da sclerosi multipla. La Corte d’appello di Brescia ha ribaltato il verdetto, riconoscendo che anche con la malattia si può mantenere una buona qualità di vita.
A cura di Francesco Loiacono
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Una donna di 39 anni di Treviglio, in provincia di Bergamo, ha vinto la sua battaglia più importante: non quella contro la sclerosi multipla, malattia che ha scoperto di avere dal dicembre 2014, ma quella contro il tribunale, che le aveva negato il diritto di poter adottare un figlio. La storia delle donna e di suo marito è raccontata dal Corriere della sera. Si tratta di una battaglia importante, perché come spiega il legale della famiglia, Rocco Disogra, "sancisce una speranza sulla difficile strada che porta all’adozione per tante altre persone con disabilità".

La sclerosi non è una malattia invalidante e senza scampo

I giudici della Corte d'appello di Brescia hanno infatti riconosciuto che la sclerosi multipla non può essere considerata solo una malattia invalidante e senza scampo, tale per cui la prospettiva di adottare e crescere un figlio deve essere negata. Quest'ultimo era stato invece il parere del tribunale dei minori che, lo scorso giugno, aveva emesso un decreto che escludeva la possibilità per la coppia di adottare un bambino. Decisione che è stata però ribaltata in appello.

La storia della coppia è comune a molti altri coniugi che provano invano ad avere un bambino. Sposati da nove anni, i due trevigliesi dopo aver provato a lungo a concepire un figlio si sono sottoposti a controlli che hanno evidenziato problemi di fertilità per entrambi. Dopo aver provato, invano, anche la strada della procreazione mediamente assistita e terapie ormonali i due hanno deciso infine di adottare un bambino. Le pratiche sono partite nel dicembre 2014, dopo che alcuni esami hanno dimostrato come la sclerosi multipla scoperta dalla donna fosse in fase latente. Inizialmente i pareri di Asl e tribunale erano stati positivi, salvo poi arrivare alla doccia fredda del decreto che aveva negato loro la gioia di essere genitori.

Tramite il ricorso, tuttavia, sono riusciti a ottenere la più importante vittoria: i giudici hanno riconosciuto che, anche con la sclerosi, si può vivere una vita piena da genitori, con la prospettiva di poter vedere crescere ed educare i propri figli.

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