"Non voglio vedere nessuno nell'arco di due chilometri". Sono parole che spaventano e fanno paura quelle urlate ai carabinieri da Ousseynou Sy, l'autista di 47 anni che mercoledì 20 marzo ha dirottato un autobus con dentro 51 bambini a Crema, dandogli fuoco. Solo grazie alla prontezza di spirito dei ragazzi e all'intervento dei carabinieri si è evitata la tragedia: tra i presenti a bordo, infatti, non si registra nessun ferito. "Ci sono bambini qua, non sparate al pullman, è tutto gasolio – continua – Non usate le armi che è tutto liquido infiammabile". Urla, gemiti, parole che sembrano impazzite. Ousseynou Sy continua a urlare di non sparare. E a un certo punto passa il telefono a un insegnante presente sul pullman. Il dirottatore vuole andare sulla pista di Linate. I carabinieri continuano a ripetere di far abbassare i bambini, ma il professore li avverte che non possono muoversi: "Sono tutti legati. Ha in mano un accendino, minaccia di dar fuoco a tutto. Il pavimento è cosparso di gasolio".

Aperta inchiesta per tentata strage e terrorismo

I carabinieri sono riusciti a salvare tutti i 51 bambini presenti sull'autobus. Nessuno si è fatto male. Ed è stato grazie alla prontezza di uno di loro, Ramy, che è stato possibile avvertire i militari di quanto stava avvenendo a bordo. Il ragazzo ha nascosto il cellulare agli occhi di Ousseynou Sy ed è così riuscito a chiamare i carabinieri: Luigi Di Maio ha detto che intercederà per lui per fargli avere la cittadinanza italiana per quest'atto di coraggio. Ramy, infatti, è nato in Italia nel 2005 e ha origini egiziane, ma non ha ancora i documenti che gli consentono di poter rimanere senza problemi nel nostro paese. Il dirottatore, invece, è stato accusato di tentata strage: ha detto di aver voluto usare i bambini come scudo per "dare un segnale all'Africa", per far sì che nessuno parta più e che non ci siano così morti in mare. Il difensore di Ousseynou Sy chiederà una perizia psichiatrica.