Dopo l'annuncio del vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, questa mattina la prefettura di Cremona ha mosso i primi passi per concedere la cittadinanza italiana a Ramy, il ragazzino di 13 anni che grazie al suo coraggio ha evitato la strage sul bus pieno di studenti a San Donato Milanese. La prefettura ha infatti chiesto al Comune di Crema, dove risiede il ragazzino di origine egiziana ma nato in Italia, il certificato di nascita di Ramy. A comunicarlo è stata il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, che questa mattina si è recata alla scuola media Vailati, da dove provenivano le due classi sequestrate mercoledì mattina dall'autista Ousseynou Sy sull'autobus dirottato e poi dato alle fiamme. Il sindaco ha però voluto sottolineare come il comportamento di tutti i 51 alunni a bordo del bus sia stato "corale": "Si sono salvati insieme". E in effetti, oltre a Ramy che per primo ha chiamato i carabinieri riuscendo a fornire indicazioni utili per rintracciare il bus fuori controllo, anche i suoi compagni di scuola hanno avuto tutti un ruolo importante nello sventare il folle piano criminale di Sy.

Il sindaco di Crema: I ragazzini si sono salvati insieme

Altri compagni di Ramy sono infatti riusciti a chiamare i genitori e i carabinieri per lanciare l'allarme. C'è stato chi ha distratto l'attentatore, chi ha fatto rumore per non far scoprire i suoi compagni mentre telefonavano alle forze dell'ordine, chi, addirittura, si è offerto come ostaggio per cercare di tranquillizzare l'attentatore: "L'ho fatto perché tutti avevano paura: sapevo di fare una cosa importante", ha detto il ragazzino di 12 anni che è stato minacciato con un coltello alla gola dall'uomo ed è stato l'ultimo a uscire dal bus in fiamme. All'indomani della mattinata di terrore per i 51 alunni, era stato il padre di Ramy, che da grande ha detto di voler fare il carabiniere, a chiedere la cittadinanza italiana per il figlio: "Mio figlio ha fatto il suo dovere, sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana. Siamo egiziani, sono arrivato in Italia nel 2001, mio figlio è nato qui nel 2005, vorremmo tanto restare in questo Paese". Luigi Di Maio si era subito detto d'accordo (anche se in seguito ha escluso che il governo possa affrontare il tema dello Ius soli), mentre l'altro vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, ministro dell'Interno, aveva detto: "Valuteremo". Valutazioni che sono iniziate questa mattina, con l'apertura della pratica.