Pio Albergo Trivulzio (Milano)
in foto: Pio Albergo Trivulzio (Milano)

Il ministero della Salute manderà i propri ispettori al Pio Albergo Trivulzio, l'ente geriatrico che gestisce una storica struttura assistenziale per anziani a Milano e altre case di riposo. La decisione, già annunciata, stando a quanto riporta il quotidiano "La Repubblica" è stata presa nel primo pomeriggio di ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza e dal viceministro Pierpaolo Sileri. L'invio degli ispettori arriva dopo che, a fronte di un articolo dello stesso quotidiano e di esposti da parte del personale, la procura di Milano ha aperto un'inchiesta per capire se il Trivulzio abbia occultato casi di Coronavirus, mettendo a rischio gli ospiti della struttura. Inchieste simili sono aperte per altre case di riposo lombarde e non solo: e difatti il ministero invierà anche a Troina in Sicilia, a Soleto in Puglia e nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) della Calabria. Ma è inevitabile che il Pio Albergo Trivulzio, con i suoi 250 anni di storia (compreso quel 1992 in cui l'allora dirigente Mario Chiesa venne sorpreso con i soldi di una tangente, facendo partire Tangentopoli) e gli oltre mille ospiti accolti, attiri su di sé l'attenzione.

Il Pio Albergo ha diffidato Repubblica: Nessuna strage nascosta

L'accusa principale rivolta alla dirigenza della Baggina è di aver voluto nascondere la grave situazione all'interno. Ci sono poi i decessi del mese di marzo, 70. Secondo il Pat, che ha diffidato "Repubblica", "il dato del primo trimestre 2020, che tiene conto anche dei decessi di ospiti trasferiti ai Pronto Soccorsi, è in linea con i decessi avvenuti al PAT nel corrispondente trimestre 2019 (170 contro 165), mentre nello stesso periodo sono risultati 15 contro 13 alla RSA Principessa Jolanda. Nel mese di marzo 2020 – prosegue la nota – sono risultati 18 decessi in più rispetto al corrispondente mese del 2019. Una situazione che non si configura come strage nascosta ma conferma che al PAT non vi sia una situazione fuori controllo".

Ci sarebbero però segnali inequivocabili che la situazione non sia sotto controllo, come le bare accatastate nella cappella dell'istituto. Una vicenda che ha scosso il sindaco di Milano Beppe Sala, che in un'intervista a Piero Colaprico ha chiesto chiarezza: "Al di là dei numeri, del fatto che i morti siano 50 o 70 o quello che purtroppo sono, se arrivi a mettere delle bare accatastate, non c'è bisogno del numero per dire che qualcosa di grave sta succedendo. Sono ferito da queste bare che stanno una stretta all'altra", ha detto il primo cittadino, che ha poi aggiunto che qualora gli ispettori dovessero confermare la "situazione non trasparente" alla Baggina, "le dimissioni dei responsabili sarebbero il minimo".