Le immagini della telecamera montata sul bus della linea 67 ricordano quelle degli agguati di camorra. Appena le porte si aprono davanti alla fermata di via Quinto Romano, spunta una mano invisibile che esplode sei colpi verso il soffitto. Nel video manca l’audio ma si vedono distintamente i sei lampi e il terrore negli occhi dei passeggeri. Erano le 9.40 dell’11 novembre, a bordo c’erano anche anziani e bambini, tutti hanno pensato che la pistola fosse vera. La scena dura pochi istanti, poi l’uomo armato sparisce nel nulla.

Scampato pericolo

Quando arriva la polizia risulta chiaro che era una scacciacani e che nessuno è stato davvero in pericolo, se escludiamo i malati di cuore. A quel punto le indagini si sono subito concentrate su un ragazzo di 21 anni della zona, lo stesso che lo scorso giugno, senza un reale motivo (sembra avesse litigato in precedenza con amici), era impazzito a bordo del bus 76 e una volta sceso aveva sparato dieci volte con l’arma finta contro le gomme. Nessun danno ma anche in quel caso aveva bloccato un’intera strada. I poliziotti lo avevano trovato e denunciato per interruzione di pubblico servizio e “accensioni ed esplosioni pericolose”, un reato che prevede al massimo la pena di un mese. Durante la perquisizione a casa, dove vive con i genitori, avevano trovato 40 cartucce a salve, un'altra pistola scacciacani a tamburo con due cartucce, un machete lungo quasi mezzo metro, 7 coltelli e un taglierino.

Il nuovo arsenale

Oggi la questura ha comunicato di aver denunciato per gli stessi reati dell’altra volta il 21enne, che pur non avendo una riconosciuta storia di malessere psicologico, appare affetto da un disturbo della personalità. Per questo motivo i servizi sociali lo seguiranno in un percorso. Dopo il riconoscimento gli investigatori sono tornati a casa sua per la nuova perquisizione e, con loro sorpresa, hanno scoperto un altro arsenale allestito in pochi mesi: oltre alla pistola Bruni senza il tappo rosso usata sul bus, c’erano 60 cartucce e 14 coltelli di varia misura.