C'è un "mondo", nell'ambito dell'avvocatura, dalla forte valenza sociale e che guadagna sempre più spazio: è quello della consulenza legale "pro bono", istituzionalizzata già da anni in altri Paesi, soprattutto anglosassoni, ma che in Italia non è ancora regolato dalla legge. Nell'ambito della European Pro Bono Week, che prevede eventi in tutta Europa, questo mondo degli avvocati "pro bono" si è incontrato mercoledì 6 novembre a Milano per la seconda edizione dell'Italy Pro Bono day, evento organizzato dalla rete Pro Bono Italia.

Cos'è l'associazione Pro bono Italia

"La nostra è la prima associazione di avvocati in Italia per la promozione di una cultura pro bono nel nostro Paese – spiega a Fanpage.it l'avvocato Giovanni Carotenuto, presidente e co-fondatore di Pro Bono Italia -. Il nostro movimento è nato nel 2014 con delle tavole rotonde che continuiamo a tenere tra Roma e Milano, che restano i due hub dell'attività pro bono, anche se adesioni alla rete arrivano da ogni parte d'Italia. Inizialmente attorno al tavolo si riunivano per lo più avvocati di studi di matrice anglosassone che avevano già maturato esperienze pro bono all'estero. Questi professionisti si sono prefissi l'obiettivo di istituzionalizzare il pro bono anche nel nostro Paese, dove la pratica è più occasionale". Così, nel maggio 2017, è nata Pro Bono Italia: "Un’associazione indipendente, apolitica, apartitica e senza scopo di lucro – si legge sul sito – costituita con il fine di promuovere un ecosistema culturale e giuridico che favorisca lo sviluppo e la diffusione dell’attività pro bono all’interno dell’ordinamento italiano e un dialogo attivo con la comunità internazionale impegnata nello svolgimento di attività legali di impatto sociale".

Come funziona oggi l'assistenza legale pro bono

L'istituzionalizzazione della pratica dell'assistenza legale pro bono passa sia per la promozione di una cultura, mediante incontri e tavole rotonde, sia dalla messa a punto di un sistema che favorisca la presa in carico di clienti pro bono. Ma cos'è e come funziona, oggi, l'assistenza legale pro bono? Innanzitutto va precisato che l'attività pro bono non va quindi confusa con generiche attività caritatevoli (è diversa, ad esempio, dai cosiddetti avvocati di strada) e va distinta dal patrocinio a spese dello Stato, che non è svolto a titolo gratuito ed è soggetto a uno specifico quadro normativo. "Noi abbiamo due clearing-house – spiega Carotenuto – una è Cild (Coalizione italiana libertà e diritti civili) e l'altra è Csvnet (Coordinamento nazionale dei Centri di servizio per il volontariato). Le clearing-house sono dei soggetti che si occupano di ricevere le richieste pro bono, attualmente provenienti solo da Ong, fanno un primo screening verificandone la correttezza e i dati e poi le smistano alla rete di avvocati pro bono facenti capo a Pro Bono Italia", una rete che attualmente conta oltre 500 persone, non necessariamente aderenti a Pro bono Italia.

"Ad oggi abbiamo preso in carico e risolto per oltre il 90 per cento 215 richieste che spaziano in diversi campi del diritto: da quello societario, come la revisione degli statuti, la riforma del Terzo settore e i rapporti tra soci, a questioni inerenti la privacy, fino ai diritti dei detenuti e delle persone della comunità Lgbt, diritti dei migranti e dei minori". Tra i casi affrontati l'assistenza in favore di due cittadine egiziana e marocchina per questioni di diritto successorio, l'assistenza legale e tributaria in favore di una famiglia irachena con protezione sussidiaria e la consulenza in favore di una donna peruviana per l’affidamento esclusivo della figlia.

A breve saranno prese in carico anche richieste individuali

C'è un limite, ad oggi: e cioè che le sole richieste che possono essere prese in carico sono quelle provenienti da Enti del Terzo settore, Ong e altri enti non profit. Ma il futuro prossimo dell'associazione è la presa in carico di richieste provenienti da individui: "In realtà abbiamo già gestito diverse richieste individuali facendole passare per le Ong", spiega Carotenuto, anche se la vera svolta si avrà con la presentazione delle linee guida per la gestione delle richieste individuali, vera novità di questa edizione del Pro bono day "che andrà a completare la missione del nostro statuto".

L'attività pro bono cresce in tutto il mondo

L'attività legale pro bono è già molto diffusa all'estero, anche se vi sono delle differenze: "Negli Stati Uniti alcuni grossi studi hanno degli obiettivi annuali che vogliono raggiungere a livello di ore pro bono, ma anche a livello di clienti, perché hanno grandi Ong. Dal punto di vista italiano invece c'è un atteggiamento più naif nel senso positivo del termine: cioè le persone hanno una reale propensione al pro bono, proprio naturale, non legata a logiche di ore da dover fare per forza. È un movimento che si autoalimenta perché vedo interesse da parte dei tanti soggetti, soprattutto giovani professionisti". È Claire Fourel, responsabile Pro Bono Europa per Ashurst e anche lei presente a Milano per il Pro Bono day, a descrivere in termini entusiastici la crescita delle attività di assistenza legale gratuita in tutto il mondo: "È veramente fantastico vedere lo sviluppo della cultura pro bono in tutta Europa. Si tratta di una cultura certamente più diffusa negli Uk o in Us, ma che sta crescendo molto in tutto il mondo ed è un qualcosa che gli studi legali internazionali presenti in diverse città europee sono molto interessati a supportare". Da una parte, spiega Claire, "questi studi possono essere di supporto alle Ong e onlus del particolare Paese in cui hanno sede, ma allo stesso tempo dispongono di una gamma di strumenti internazionali che fanno leva sulla lingua, sul network di conoscenze e sul fatto che sono abituati a lavorare sulla risoluzione di problemi oltre i confini, e quindi possono mettere tutto questo a disposizione delle Ong che lavorano a livello internazionale". Quelle stesse Ong che un certo clima politico, almeno in Italia negli ultimi tempi, ha criminalizzato, e che nell'assistenza legale pro bono hanno trovato un valido supporto che adesso il nostro Paese, anche grazie all'attività di associazioni come Pro Bono Italia, deve inquadrare a livello normativo.