La sera del 27 luglio del 1993 la mafia colpiva al cuore Milano. In via Palestro, davanti al Padiglione d'arte contemporanea, un'autobomba provocava la morte di cinque persone: i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, l'agente della polizia locale Alessandro Ferrari e Moussafir Driss, un cittadino marocchino che stava dormendo su una panchina vicino al luogo dell'esplosione e fu colpito da un pezzo di lamiera.

Non si sa ancora chi furono i basisti della strage.

Della strage di via Palestro si conoscono alcuni degli esecutori materiali, riconosciuti come tali da una sentenza del 1998. Non si sa però chi li aiutò a muoversi a Milano. Due anni fa colui che era stato accusato di essere il basista della strage, Filippo Marcello Tutino, è stato infatti assolto "per non aver commesso il fatto". E sulla tante ombre intorno a quella che fu l'ennesima strage mafiosa del periodo nero 1992-1993 il sindaco Beppe Sala lo scorso anno aveva affermato: "Sembra assurdo, come dopo tanti anni, non si sia ancora arrivati a nulla. Io credo che sia doveroso, nei confronti delle famiglie, provarci ancora e non mi stancherò di invitare a continuare a perseguire la verità. Per cui noi faremo sempre la nostra parte e insisteremo".

Sala: Da quel giorno abbiamo aperto gli occhi.

Nelle celebrazioni di quest'anno a ricordo della strage il primo cittadino ha usato parole diverse, di speranza: "Il 27 luglio 1993 la mafia ha colpito al cuore la nostra città. Da quel giorno abbiamo aperto gli occhi e abbiamo iniziato a combattere con forza, dignità e determinazione contro la criminalità organizzata – ha affermato Sala -. Oggi siamo sempre più convinti che possiamo sconfiggere la mafia sottraendole terreno, promuovendo la legalità e creando occupazione, specialmente per i giovani. Via Palestro è un luogo in cui tornare ogni anno per dire da che parte stiamo".

Alla cerimonia di posa delle corone in via Palestro hanno partecipato il prefetto Luciana Lamorgese, il questore Marcello Cardona e l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza. Con loro erano presenti anche alcuni famigliari delle vittime della strage, a cui nel settembre del 2015 sono stati intitolati i giardini in via Giovanni Battista Morgagni, vicino alla fermata metro Lima.