Si aggrava la posizione di un ragazzo di 23 anni arrestato lo scorso aprile con una pesantissima accusa: violenza sessuale su una bambina di soli tre anni. Il 23enne, che da allora si trova in carcere a Pavia, aveva finora sempre negato le accuse. Ma l'esame del Dna disposto dalla procura lo incastrerebbe. Anche per questo motivo, secondo quanto riporta il quotidiano locale "Giornale di Brescia", il pubblico ministero bresciano Marzia Aliatis ha respinto il patteggiamento chiesto dall'avvocato del 23enne, Laura Gamba. Adesso si attende dunque la richiesta di rinvio a giudizio, dopo la quale in caso di processo l'avvocato del 23enne opterà molto probabilmente per il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

La vicenda è avvenuta ai primi di aprile nel Bresciano

La vicenda era avvenuta agli inizi di aprile nel Bresciano. Il 23enne, di origini nigeriane, si era recato in visita da un amico, ospite da alcuni mesi della famiglia di un cugino. Nell'abitazione il giovane sarebbe rimasto in diverse circostanze da solo con la figlia del cugino dell'amico e in questi frangenti sarebbero avvenuti gli abusi. I genitori della bimba si erano spaventati perché avevano notato delle piccole perdite di sangue nella piccola e l'avevano portata al pronto soccorso degli Spedali civili di Brescia, dove sarebbe stata accertata la violenza. A quel punto i genitori si erano rivolti ai carabinieri denunciando l'accaduto: le indagini avevano portato nel giro di poco tempo i militari dell'Arma a individuare e arrestare il 23enne, che nel frattempo aveva trovato riparo dalla sorella in un paese della Franciacorta. Da allora su di lui pende l'accusa di violenza sessuale aggravata dall'età della presunta vittima: un'accusa che il giovane ha sempre respinto ma della quale gli inquirenti sono sempre più certi, specie dopo la prova del Dna.