Da qualche tempo viveva in Bretagna, a Saint Gravé dans le Morbhian, un paesino da 750 abitanti circa. Lontano dalle grandi città, e lontano, almeno così sperava, da chi da quasi 7 anni cercava di ricostruire le sue tracce: Vincent Papale, anonimo imbianchino, era in realtà Vincenzo Vecchi, estremista di sinistra latitante, condannato nel 2012 con sentenza definitiva a 11 anni e mezzo di carcere per gli incidenti e i saccheggi durante il G8 di Genova il 20 e il 21 luglio 2001. L'uomo è stato fermato per un controllo l'8 agosto scorso dalla polizia francese, su indicazione dei colleghi italiani, e ora si trova rinchiuso nel carcere di Rennes; l'operazione, condotta dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, Ucigos e la Digos di Milano, è stata convalidata dal giudice francese e ora si attende l'estrazione.

Vecchi era ricercato per un ordine di esecuzione pene concorrenti dalla procura generale presso la Corte di Appello di Genova e nei suoi confronti era stato emesso un ordine di arresto europeo; era stato condannato per devastazione e saccheggio, rapina, porto abusivo di armi, resistenza e violenza nei confronti delle forze dell'ordine. Condannato anche per altri scontri in corso Buenos Aires a Milano nel marzo 2006, Vincenzo Vecchi era l'ultimo condannato per i fatti del G8 di Genova ancora in libertà dopo l'arresto di Luca Finotti nell'ottobre di due anni fa in Svizzera.

Era riuscito finora a sfuggire alle manette, ma nel giugno scorso gli investigatori hanno scoperto una traccia che poi è stata fondamentale per l'arresto: l'ex compagna e la figlia minorenne avevano lasciato Milano per trascorrere una settimana di vacanza insieme a lui in Savoia, regione delle Alpi occidentali. Le intercettazioni telefoniche, effettuate dal Servizio per il contrasto dell'estremismo e del terrorismo interno del Viminale, hanno fatto il resto: dai dialoghi sono saltati fuori gli elementi che sono serviti per ricostruire gli spostamenti e identificare la zona dove il latitante si nascondeva con documenti contraffatti, sotto il falso nome di Vincent Papale. Così è partita l'operazione, condotta dai poliziotti italiani in collaborazione con le forze dell'ordine francesi.