L’agente Vincenzo Raiola rimasto ucciso nella sparatoria
in foto: L’agente Vincenzo Raiola rimasto ucciso nella sparatoria

Sono le cinque del mattino del 14 maggio 1999 quando gli abitanti di via Imbonati, in zona Affori a Milano, vengono svegliati dal rumore di raffiche di kalashnikov. Pochi minuti dopo sull'asfalto resta Vincenzo Raiola, 27 anni, di Torre Annunziata (Napoli), agente delle volanti la cui giovane vita si sarebbe poi spenta in ospedale. Vent'anni dopo Milano ricorda i sette minuti di terrore che sono passati alle cronache come "la rapina di via Imbonati".

Il colpo e la fuga coperta da un inferno di fuoco

Il colpo è pianificato nei dettagli, un'azione rapida e violentissima. La banda di rapinatori, armati di fucili d’assalto e di esplosivi militari, tende un agguato a un portavalori appena uscito dal deposito di un istituto di vigilanza in Via Bovio. Mentre un autocarro di traverso blocca la strada, un'auto sperona il furgone e immediatamente scatta la sparatoria. Più tardi sulla scena vengono recuperati 217 bossoli di arma da fuoco. I criminali stanno per completare il colpo quando arrivano sul posto i primi mezzi della polizia e dei carabinieri. I banditi li accolgono con raffiche di mitra, rivolte anche contro auto e un autobus di passaggio. Poi si allontanano a bordo di due auto, coprendosi la fuga con candelotti fumogeni e lasciandosi alle spalle agenti, militari e civili feriti. Dopo aver attraversato il quartiere di Dergano i rapinatori sbucano di nuovo in via Imbonati a poche centinaia di metri di distanza. Qui si trovano davanti le volanti "Comasina" e "Niguarda". Per farsi strada sparano ancora, ferendo tre agenti. Il più grave è Vincenzo Raiola, colpito alla testa. I malviventi proseguono la fuga su viale Enrico Fermi e poi abbandonano i veicoli nell'hinterland milanese. Le condizioni dell’agente Raiola apparvero sono disperate. Trasportato all’ospedale di Niguarda in coma irreversibile, la sua agonia durerà dieci giorni.

Le indagini e le condanne: tre ergastoli per gli assassini

Quanto tutto è finito la via della rapina e le strade limitrofe hanno l'aspetto di un campo di battaglia, con le auto crivellate dalle pallottole e i fori di proiettile su muri e negozi. Le indagini della squadra mobile porteranno all'arresto, nel luglio successivo, dei componenti della banda, composta da ex terroristi, pregiudicati per reati di mafia e criminali comuni. Tre persone – l'ex militante di Prima Linea Francesco Gorla, Sebastiano Mazzeo e Francesco Petrillo – saranno poi condannati all'ergastolo via definitiva.