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Un anno di ritardi di Trenord in un calendario: 40 ore perse ad aspettare (FOTO)

L’idea di Gaia Daverio, pendolare di Varese: ha raccolto tutti i ritardi dei treni relativi al 2014 pubblicandoli poi in una sorta di calendario su Facebook. Risultato: oltre 2.400 minuti trascorsi sui binari in attesa di un convoglio.
A cura di Francesco Loiacono
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Gaia Daverio è una delle migliaia di pendolari lombardi che utilizzano i convogli Trenord per i propri spostamenti di lavoro. All'inizio del 2014, davanti alla scritta che annunciava l'ennesimo ritardo del suo treno, ha avuto una brillante idea: raccogliere in un album fotografico tutti i ritardi dei treni, per capire a quanto ammonta il ritardo accumulato nel corso di un intero anno. Un'iniziativa nata un po' per gioco e un po' – forse tanto – per combattere l'esasperazione di chi si trova ogni giorno a fare i conti con un servizio scadente, come riconosciuto per qualche tratta dalla stessa Trenord.  Il suo "esperimento" è finito sul suo profilo Facebook dopo l'ennesimo aumento dei biglietti, scattato a partire dal primo febbraio. Un calendario che è diventato virale ed è stato ripreso da molti mezzi di informazione. 

In un anno 40 ore perse ad aspettare

Il conto dei ritardi accumulati da Trenord è sconcertante: "In un anno ho aspettato sui binari 2.415 minuti, che vuol dire circa 40 ore, nonché più di un giorno e mezzo. Ripeto, un giorno e mezzo. Penso non ci sia nient'altro da aggiungere", ha scritto Gaia. Che ha specificato che ha realizzato il calendario "senza pretese da parte di Trenord" e consapevole che, dopo la pubblicazione del suo calendario, la situazione rimarrà esattamente come prima: "Oggi io – come altre centinaia di persone ogni giorno – mi sono presentata in stazione, ho pagato il mio abbonamento maggiorato, ho aspettato qualche minuto prima che il treno arrivasse. Niente è cambiato e niente cambierà rispetto a ieri o rispetto all'anno scorso. Ma ho voluto farlo comunque, e cercherò di diffonderlo il più possibile, per mostrare cosa vuol dire essere dei pendolari in Italia; senza mai ottenere un rimborso o anche solo delle scuse. Continuiamo così. Aumentiamo i biglietti, senza migliorare servizi e prestazioni. È così che si risolvono le cose. O forse potrebbero esserci altre soluzioni".

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