Tre anni fa uccise a coltellate la sua ex fidanzata, la 25enne Debora Fuso, con cui avrebbe dovuto sposarsi, e cercò di togliersi la vita. Arturo Saraceno, 36 anni, si è ucciso impiccandosi nel bagno della sua cella nel carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, con la cintura del suo accappatoio. La notizia della sua morte è stata diffusa da Emilio Enzo Quintieri, già consigliere nazionale dei Radicali Italiani e candidato garante regionale dei diritti dei detenuti della Calabria.

Trovato senza vita nel bagno della sua cella

Saraceno, originario di Teana (Potenza), stava scontando la pena per l'omicidio del 17 maggio 2016, all’ora di pranzo, al culmine di una lite in casa a Magnano (Milano). "Il detenuto che si è tolto la vita, proveniva dalla casa circondariale di Busto Arsizio (Varese) e da pochi mesi era stato trasferito temporaneamente alla casa di reclusione di Rossano affinché potesse effettuare i colloqui con la sua famiglia. Era molto seguito dallo staff multidisciplinare dell’istituto ma non aveva mai dato problemi di alcun genere", ha spiegato Quintieri. A quanto emerge, Saraceno intorno alle ore 9 ha atteso che il compagno di cella si recasse al cortile passeggio e, utilizzando la cintura del suo accappatoio, si è appeso alle sbarre della finestra del bagno della camera detentiva. Nonostante la scoperta immediata ed i primi soccorsi da parte del personale di polizia penitenziaria, quando è arrivata l’ambulanza non c’è stato niente da fare.

La ragazza rincorsa e trafitta con 15 coltellate

"Mi è partito l’embolo, non mi fidavo più di lei", confessò Saraceno davanti agli inquirenti che indagavano sull'omicidio. Nonostante le nozze già fissate, che sarebbero state il coronamento di un rapporto durato circa sei anni, il legame tra i due si era improvvisamente interrotto e la ragazza era tornata a vivere con i suoi genitori, lasciando la casa dove aveva vissuto con il fidanzato. Dopo l'ennesima lite, con reciproci scambi di accuse, l'uomo aveva afferrato un coltello da cucina e l'aveva colpita. La ragazza, ferita e sanguinante, si era allontanata ma lui l'aveva rincorsa per le scale e colpita con almeno 15 fendenti nell'androne del palazzo. Poi aveva rivolto la lama contro di sé con l'intenzione di suicidarsi. Ritrovato in una pozza di sangue, ma ancora vivo, era stato portato in ospedale e poi in carcere con l'accusa di omicidio volontario.