La multinazionale italiana Maire Tecnimont ha subito due truffe milionarie ordite mediante lo stesso stratagemma, la cosiddetta "truffa del Ceo" (Qui spieghiamo cos'è). A riportare la vicenda, avvenuta tra ottobre e novembre dello scorso anno, è stato Luigi Ferrarella sul "Corriere della sera". A stupire è l'apparente facilità con cui qualcuno, ancora ignoto, è riuscito a distrarre milioni di euro dalle casse della multinazionale, un colosso del settore ingegneristico ed energetico nato nel 2005 e con sede a Milano, alla cui Borsa è quotata dal 2007. In entrambi i casi, infatti, il meccanismo alla base della truffa è stato lo stesso: qualcuno avrebbe inviato delle mail dagli account di vertici della multinazionale (anche se in un caso l'indirizzo differiva da quello vero per un carattere) e avrebbe ordinato di far partire dei bonifici milionari, giustificandoli con operazioni da eseguire in gran segreto o restituzioni di finanziamenti avvenuti all'interno del gruppo.

Come sono avvenute le due truffe

La seconda truffa in ordine di tempo è stata anche la più grande. Una mail, apparentemente inviata il 13 novembre 2018 dall'amministratore delegato di Tecnimont Spa, aveva ordinato al capo della controllata indiana del gruppo di effettuare tre bonifici all'estero per complessivi 18,6 milioni di euro necessari per completare un'acquisizione segreta di cui non avrebbe dovuto parlare con nessuno, tranne che con un fantomatico avvocato di Ginevra. Proprio parlando via mail e telefono con questo legale, in realtà inesistente, il capo della controllata indiana ha eseguito i tre bonifici su conti correnti in Cina. Solo dopo nove giorni il vero presidente di Tecnimont, durante un viaggio in India, è venuto a sapere della fantomatica acquisizione e dei bonifici. Troppo tardi: la gran parte dei soldi era già stata spostata su altri conti e le autorità cinesi sono riuscite a bloccare e recuperare solo cinque milioni di euro. Appena due settimane prima una truffa analoga aveva coinvolto la controllata araba del gruppo: in quel caso a inviare la mail che ordinava di eseguire un bonifico di cinque milioni di euro a una banca londinese era stato, apparentemente, il direttore finanziario della capogruppo Maire Tecnimont. In realtà però qualcosa nell'indirizzo mail non tornava: mancava una "i". Il malcapitato manager che ha ricevuto la mail non se ne sarebbe accorto, se non quando alcuni giorni dopo ha ricevuto l'ordine di eseguire un nuovo bonifico. A quel punto, però, buona parte dei soldi già versati erano spariti.

Secondo quanto riferito dal Corsera, l'azienda ha presentato due denunce alla procura di Milano, ma le indagini sono state bloccate per "difetto di giurisdizione": le operazioni finanziarie truffaldine sono infatti state eseguite all'estero verso l'estero. Sembra dunque difficile che la multinazionale riuscirà a recuperare i soldi persi a causa di quella che sembra essere stata una variante della famosa "truffa del Ceo", che dopo aver mietuto vittime all'estero si è diffusa anche in Italia.