Fondi per i disabili gravi e gravissimi tagliati di un terzo da una delibera regionale firmata poco prima di Natale. Infuria la polemica in Regione Lombardia con le opposizioni che accusano la giunta di aver ridotto i contributi dedicati ai disabili gravissimi (misura B1) a partire dal mese di febbraio 2020, introducendo una soglia di reddito Isee di 50mila euro per la percezione del contributo (65mila in caso il beneficiario sia minorenne) e abbassando il contributo minimo mensile da 600 a 400 euro.

Taglio ai fondi per i disabili, l'assessore Bolognini: "È una bufala"

Una notizia che l'assessore regionale al Welfare, Stefano Bolognini, ha definito "una bufala che crea inutile confusione e allarmismo verso i beneficiari e le famiglie", assicurando che le risorse già stanziate nel 2019 dalla Regione Lombardia sul Fondo disabili gravi e gravissimi sono state confermate nel 2020 e per questo "non si può quindi parlare di tagli". L'assessore ha però confermato che si sono delle nuove limitazioni, spiegando però che "l'introduzione della soglia di 50.000 euro di reddito Isee deriva da una normativa nazionale, così come anche il limite del livello essenziale di prestazione a 400 euro deriva dall'adeguamento a una norma statale".

Pizzul (Pd): Tagli ci sono, voluti dalla Regione

"I tagli ci sono e li ha voluti la Regione non il Governo", è la controreplica del capogruppo del Pd in consiglio regionale, Fabio Pizzul. "Il Piano nazionale per le non autosufficienze non impone affatto per la percezione dei contributi l’introduzione della soglia di 50 mila euro di reddito Isee", risponde l'esponente dem, perché il testo non impone un limite a 50mila euro, e a 65mila per i minorenni, che sono invece le soglie minime. In sostanza  il vincolo è indicato come una estrema ratio, non un obbligo. "Lo stesso- continua Pizzul-  vale per la riduzione del contributo da 600 a 400 euro. La normativa nazionale non lo impone affatto. Anzi indica i 400 euro come contributo minimo".

Presentate un'interrogazione e una mozione in consiglio regionale

La delibera regionale contestata è la n. 2720, approvata dalla giunta di Attilio Fontana l’antivigilia di Natale. Il tema arriva in aula il 14 gennaio con una mozione presentata dal Pd e un'interrogazione all'assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, da parte del Movimento 5 Stelle. Tra gli aspetti criticati c'è anche che "la quota aggiuntiva di 500 euro in caso di assunzione di un caregiver è vincolata ad un orario settimanale di servizio non inferiore alle 40 ore, con la conseguenza che chi ne ha bisogno per un tempo più limitato non avrà diritto a questa parte di contributo e che, comunque, anche chi ne avrà diritto dovrà integrare in modo sostanziale per poter pagare stipendio e contributi", spiega il consigliere dem Matteo Piloni.

Il M5s invita a riaprire il tavolo regionale sulle risorse destinate alle persone disabili e agli anziani non autosufficienti. Il consigliere regionale Gregorio Mammì ha chiesto che la Lombardia riscriva immediatamente il Piano per la non autosufficienza 2019-2021. "È incoerente e crea difficoltà alle persone con disabilità gravi o gravissime, chi se ne prende cura e sono oltre che inaccettabili dal punto di vista etico", ha dichiarato l'esponente pentastellato.

"Regione Lombardia non ha intenzione di abbandonare nessuno, men che meno chi soffre o chi si trova in condizioni di particolare bisogno; riconosce il ruolo dei caregiver  familiari e non, ne valorizza il compito e sostiene le famiglie nel percorso di vita", è tornato a ribadire l'assessore Bolognini dopo le polemiche. "L’unica variazione che abbiamo apportato – ha assicurato l’assessore regionale – rispetto ai minori presi in carico è che, fermo restando i 400 euro garantiti per tutti, verranno erogati ulteriori 200 euro a chi assumerà persone o acquisterà servizi di tipo tutelare per i propri figli. E’ inoltre previsto un buono che può arrivare fino a 700 euro, in base alle ore di assistenza". Tutto ciò "in uno scenario generale in cui se è vero che le risorse nazionali sono aumentate, da 70 a 90 milioni per quanto riguarda Regione Lombardia, è altrettanto doveroso sottolineare come, recependo e allineandosi anche ad alla normativa statale, la platea dei beneficiari di queste misure si sia notevolmente ampliata, passando dai circa 2.400 del 2013 ai circa 9.200 del 2019".