Rane e girini rubati dai laghi e dalle pozze d'acqua. A denunciare la razzia degli anfibi sono le Guardie ecologiche volontarie della Val Camonica che hanno notato come nelle ultime settimane siano sempre più le rane "scomparse". Si tratta di un vero e proprio saccheggio in atto nella zona, nei diversi laghi e stagni presenti, così come denunciato dai volontari del servizio di vigilanza ecologica: l'ultimo episodio si è verificato nel laghetto Pareclo in val Malga, in territorio di Sonico. Solo qualche settimana prima invece vittima della razzia la vicina Braone. Ma che fine fanno le rane rubate? Secondo i volontari attivi nel Bresciano da più di 30 anni, queste ultime vengono rivendute al mercato nero oppure diventano l'ingrediente principali di tipici piatti della zona.

È vietata la cattura di anfibi e rettili

Si tratta di una piaga non nuova nella zona dove già in passato ci sono stati, in particolare in questo periodo, numerosi ladri di rane che approfittavano dei momenti di assenza delle Guardie ecologiche per entrare in azione: è infatti in particolare durante la notte che avviene il maggior numero di furti. I ladri portano via rane e girini e spessi li allevano in laghetti privati o li rivendono direttamente. Secondo le norme che tutelano gli anfibi, in Lombardia, così come in altre regioni, è vietata la cattura, l'uccisione volontaria e la detenzione a qualsiasi fine, a tutti gli stadi di sviluppo, delle specie di anfibi e rettili autoctoni della Lombardia compresi in apposito elenco regionale. Una postilla sulle rane recita inoltre che dal 1 ottobre al 30 giugno di ogni anno (e quindi anche adesso) è vietata la cattura di tutte le specie di rane, tranne specifiche eccezioni. Le Guardie ecologiche volontarie invitano comunque i cittadini a segnalare eventuali ladri di rane.