Alessandro Sandrini, il 33enne bresciano di Folzano rapito al confine tra Siria e Turchia nel 2016, è stato liberato dal gruppo "governo di Salvezza" nella zona di Idlib. Lo hanno annunciato le stesse forze ribelli antigovernative in una conferenza stampa, pubblicando le foto del prigioniero italiano e spiegando che era nelle mani di una banda criminale.  "Confermo, mio figlio è libero si trova ancora in Siria ma nelle mani dei nostri carabinieri", ha dichiarato il padre del  ragazzo, Gianfranco Sandrini. "Sono felicissimo" ha aggiunto "è la fine di un incubo adesso sto andando a Roma, spero di potergli parlare al telefono stanotte". "Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un'articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall'intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall'unità di crisi del MAE", ha confermato in una nota il presidente del Consiglio Giuseppe Conte .

In Italia Sandrini è indagato per rapina: andrà ai domiciliari

Su Alessandro Sandrini pende un'ordinanza di custodia cautelare per rapina. È accusato di un paio di azioni messe a termine con un complice in provincia di Brescia e per lui era stato disposto il carcere, ma la misura ora dovrebbe essere quella degli arresti domiciliari. Sandrini sarà inoltre ascoltato dai pm della Procura di Roma dopo il rientro in Italia in merito al rapimento: sulla vicenda la Procura capitolina aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

La scomparsa durante una vacanza sul confine tra Siria e Turchia

Sandrini era scomparso durante un viaggio il 4 ottobre del 2016. Si trovava in un albergo di Adana, una città turca a 180 chilometri da Aleppo. Nell'ultima telefonata a casa aveva detto di temere per la sua vita e poi si erano perse le sue tracce. Non si era saputo nulla di lui per mesi e solo un anno dopo aveva chiamato la madre dicendole: “Non so dove sono, mi hanno sequestrato, aiutami”. Qualche settimana più tardi una seconda telefonata: “Questi non scherzano. Avvisa l'ambasciata. Mi vogliono uccidere”. Su caso si erano messe al lavoro le autorità italiane e turche. La Procura di Brescia aveva aperto un'inchiesta e l’indagine era stata affidata alla Squadra Mobile di Brescia.

Nell'agosto del 2018 un video con due uomini incappucciati

Nell'agosto del 2018  Sandrini è apparso in un video diffuso dai suoi rapitori. La sequenza, data 19 luglio 2018 ma fatta circolare qualche giorno più tardi, ritraeva due uomini incappucciati con in mano dei mitra e il giovane italiano in ginocchio con la casacca arancione tipica dei prigionieri delle formazioni islamiste dell'area. "E' da due anni che sono in carcere e non ce la faccio più", diceva l'italiano nel video "hanno detto chiaramente che sono stufi e che mi uccideranno se la cosa non si risolve in tempi brevi. Chiedo di aiutarmi, non so, non vedo un futuro non so cosa pensare in questa situazione: chiedo alle istituzioni di risolvere questa situazione".