"Ho sempre fatto un po’ di beneficenza cercando di aiutare chi potevo, perché anche io mi sono trovata in una situazione un po’ difficile nella mia vita". Cristina Georgiana Vlad è una donna di origini rumene che vive da 18 anni in Italia e otto anni fa ha deciso di aprire la Caffetteria Zerotrenta di Brescia. "Ci sono giornate in cui mi avanzano anche dieci brioches e per non buttarle via ho sempre cercato di regalarle in giro ad amici, ma non le posso mangiare tutte io". Da martedì scorso Cristina ha deciso di aderire ad un’iniziativa che nel suo Paese natale è la normalità: lasciare il cibo avanzato della giornata fuori dalla propria attività per aiutare chi ne ha più bisogno ed evitare lo spreco. "Sono consapevole che qui in Italia è illegale, non si può fare a causa delle norme igienico sanitarie, io cerco di imbustare bene le cose che lascio". Ogni sera raccoglie le brioches e il pane avanzato, divide le razioni nei sacchetti di carta aggiungendoci della frutta e poi richiude il tutto in buste di plastica accuratamente sigillate.

L’iniziativa di Cristina non è un tentativo di mettersi in mostra: "Non voglio sbattere questa cosa in faccia a tutti perché non mi sembra giusto. È un po’ ipocrita dire: ‘Guarda sto dando da mangiare ai poveri'. Non volevo che diventasse una cosa pubblica, però le prime sere nessuno mi prendeva i sacchetti. Rimaneva lì la roba, per cui ho deciso di condividere con gli amici l’iniziativa tramite Facebook". Spargere la voce tramite i social ha funzionato: la sera stessa, trenta minuti dopo la chiusura è passato un signore a prendere due sacchetti e poi una ragazza a prenderne un altro. Il bigliettino di Cristina è chiaro: “Prendine uno, o quello di cui hai bisogno, nel rispetto degli altri”.

Su Facebook critiche all'iniziativa

A rovinare questa storia di altruismo e solidarietà sono state le reazioni di alcuni utenti Facebook, che non hanno reagito bene all’iniziativa. Se infatti alcune persone hanno scritto in privato a Cristina per complimentarsi della sua iniziativa, altre si sono rivolte a lei con frasi come: "Bella idea farsi pubblicità così, furbacchiona, stai facendo tutto per finta" oppure "Fai la fatina buona del cavolo". Anche in questo caso, come sempre più spesso accade, i social network diventano uno strumento per insultare e deridere delle persone impegnate ad aiutare il prossimo. "Sinceramente io non ho bisogno di pubblicità – ha risposto Cristina – perché non ho un locale in crisi, sto andando bene e sono qui da otto anni".

Cristina non è nuova ad azioni altruiste e, come la maggior parte dei volontari, non sente il bisogno di sbandierare a tutti le sue opere di solidarietà. Alcune volte accoglie nel suo bar dei ragazzi delle comunità protette per dei progetti di inserimento sociale nel mondo del lavoro. Quando fa freddo gira nelle zone vicino a casa sua e vicino alla stazione per portare del thè caldo e delle coperte a chi dorme all’aperto, anche se ammette: "La stazione è un brutto posto per girare sola". Alla fine ci confessa di essere già stata avvisata dal suo commercialista sul fatto che prima o poi arriverà un controllo dei Nas, dell’ufficio dell’igiene o della Polizia commerciale e potrebbe scattare una sanzione. "Ho un po’ paura, lo so che non si può fare. Quando arriveranno non lo farò più, ricomincerò ad andare alla stazione".