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Razzismo al parco a Milano, insultata per aver aiutato uno straniero: “I negri devono morire tutti”

Domenica 28 luglio Beatrice Bordino, avvocato milanese, viene aggredita verbalmente da un gruppo di persone al parco Forlanini per aver tentato di soccorrere un ragazzo di origini ecuadoregne in difficoltà. Insulti razzisti e indifferenza gettano la donna nello sconforto: “Basta rimanere in silenzio davanti a queste scene”, dice la donna a Fanpage.it.
A cura di Davide Arcuri
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Il parco Forlanini di Milano
Il parco Forlanini di Milano

Sono le ore 11 del 28 luglio, una domenica mattina d’estate come tante altre al parco Forlanini di Milano. Beatrice Bordino, avvocato milanese, decide di portare i suoi due cani a fare una passeggiata. Appena varcato l’ingresso del parco, Beatrice non può fare a meno di notare la sagoma di un uomo, di origini ecuadoregne, stramazzato a terra sotto il sole. "Non si muoveva, poteva essere morto oppure in overdose – racconta l’avvocato a Fanpage.it -. D’istinto ho fatto quello che qualsiasi persona normale avrebbe fatto: sono corsa a sincerarmi delle sue condizioni". Un gesto solidale, umano, "nulla di eccezionale" ci tiene a sottolineare Beatrice.

Gli insulti razzisti

Il parco è gremito di persone, anziani, famiglie e persone in giro con i cani. Nessuno si è preoccupato delle condizioni di quell’uomo fino a quel momento ma, appena Beatrice e i suoi due cani si avvicinano all’uomo in difficoltà, un gruppo di circa dieci persone accorre sul posto. "Lascia stare sto ne**o di merda, brutta tr**a maledetta" e poi ancora "lascialo morire a sto ne**o, non aiutarlo". A proferire queste frasi un gruppo di persone normali, adulti, italiani, uomini e donne riuniti per caso davanti a questa scena per riempire di insulti una donna che soccorre una persona in difficoltà. "Io personalmente non mi sono curata degli insulti – spiega Beatrice –, in quel momento stavo cercando di capire se l’uomo era vivo o meno".

"Tutte le notti prego Dio perché affondi quei barconi"

Beatrice decide di spostare l’uomo sotto l’ombra di un albero e chiamare i soccorsi. Apriti cielo. "Non azzardarti a chiamare l’ambulanza, lo sai che la paghiamo noi con i nostri contributi?" e poi "i negri devono morire tutti" e giù ancora una scarica di insulti. "Lavati le mani, potresti prendere delle malattie dopo averlo toccato". A Beatrice viene letteralmente proibito di chiamare il pronto intervento. Intanto una signora, la più anziana del gruppo si avvicina all’avvocato per confessarle una cosa: "Tutte le notti prego Dio perché affondi quei maledetti barconi". Beatrice resta impietrita, il dolore che sente dentro di sé non è dovuto agli insulti di ogni tipo ricevuti, ma all’ignoranza e alla cattiveria che queste persone riescono a dimostrare.

Una scena ai confini della realtà

L’uomo intanto riprendere i sensi e così Beatrice decide di andare a recuperare una bottiglietta d’acqua al malcapitato. All’ingresso del parco incontra i vigili urbani in servizio: "C’è un uomo che sta male dentro al parco" si affretta subito a comunicare Beatrice. "Signora ce ne sono tante di persone che stanno male" risponde con tutta tranquillità il vigile. "Sembrava una scena ai confini della realtà – ammette Beatrice -. Tutte le altre persone passavano davanti a me con indifferenza, mentre una decina di persone mi insultava per aver soccorso un immigrato".

"Non sono un eroe, sono una persona normale"

Beatrice torna sotto l’albero dove intanto l’uomo è stato raggiunto da un amico. Era ubriaco fradicio dalla notte prima e lentamente l’amico lo aiuta e rimettersi in piedi e lo riporterà a casa senza bisogno dell’intervento dell’ambulanza. "Sono scoppiata in lacrime – racconta l’avvocato a Fanpage.it – non tanto per gli insulti, ma per lo sconforto che mi ha assalito. Ci tengo a sottolineare che io non sono un eroe o una persona particolarmente coraggiosa, ho reagito d’istinto". Il gesto di Beatrice non andrebbe classificato fra i "gesti eroici" ma dovrebbe essere considerato la normalità tra gli esseri umani. "Appena tornata a casa ho deciso di contattare i giornali perché ci tenevo a raccontare questa storia – continua Beatrice -. Io ci metto nome e cognome, non ho paura delle conseguenze. È importante non rimanere più in silenzio e io ho deciso che da domenica non starò più in silenzio".

"Non rimaniamo in silenzio"

È una scelta coraggiosa quella di Beatrice: denunciare pubblicamente un episodio di razzismo e d’indifferenza, uno dei tanti che accadono in questi giorni e che spesso restano nell’ombra. "In questi giorni ho ricevuto tante email di solidarietà da persone sconosciute e questo mi ha fatto molto piacere. Sapere che la mia storia abbia scosso anche solo un po' le coscienze delle persone mi rende molto felice, forse tutto questo non è stato vano – conclude Beatrice -. Quello che conta davvero però è non rimanere in silenzio o indifferenti quando, nella vita di tutti i giorni, ci si imbatte in situazioni di questo tipo. Io non ci sto".

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