Il parco Forlanini di Milano
in foto: Il parco Forlanini di Milano

Sono le ore 11 del 28 luglio, una domenica mattina d’estate come tante altre al parco Forlanini di Milano. Beatrice Bordino, avvocato milanese, decide di portare i suoi due cani a fare una passeggiata. Appena varcato l’ingresso del parco, Beatrice non può fare a meno di notare la sagoma di un uomo, di origini ecuadoregne, stramazzato a terra sotto il sole. "Non si muoveva, poteva essere morto oppure in overdose – racconta l’avvocato a Fanpage.it -. D’istinto ho fatto quello che qualsiasi persona normale avrebbe fatto: sono corsa a sincerarmi delle sue condizioni". Un gesto solidale, umano, "nulla di eccezionale" ci tiene a sottolineare Beatrice.

Gli insulti razzisti

Il parco è gremito di persone, anziani, famiglie e persone in giro con i cani. Nessuno si è preoccupato delle condizioni di quell’uomo fino a quel momento ma, appena Beatrice e i suoi due cani si avvicinano all’uomo in difficoltà, un gruppo di circa dieci persone accorre sul posto. "Lascia stare sto ne**o di merda, brutta tr**a maledetta" e poi ancora "lascialo morire a sto ne**o, non aiutarlo". A proferire queste frasi un gruppo di persone normali, adulti, italiani, uomini e donne riuniti per caso davanti a questa scena per riempire di insulti una donna che soccorre una persona in difficoltà. "Io personalmente non mi sono curata degli insulti – spiega Beatrice –, in quel momento stavo cercando di capire se l’uomo era vivo o meno".

"Tutte le notti prego Dio perché affondi quei barconi"

Beatrice decide di spostare l’uomo sotto l’ombra di un albero e chiamare i soccorsi. Apriti cielo. "Non azzardarti a chiamare l’ambulanza, lo sai che la paghiamo noi con i nostri contributi?" e poi "i negri devono morire tutti" e giù ancora una scarica di insulti. "Lavati le mani, potresti prendere delle malattie dopo averlo toccato". A Beatrice viene letteralmente proibito di chiamare il pronto intervento. Intanto una signora, la più anziana del gruppo si avvicina all’avvocato per confessarle una cosa: "Tutte le notti prego Dio perché affondi quei maledetti barconi". Beatrice resta impietrita, il dolore che sente dentro di sé non è dovuto agli insulti di ogni tipo ricevuti, ma all’ignoranza e alla cattiveria che queste persone riescono a dimostrare.

Una scena ai confini della realtà

L’uomo intanto riprendere i sensi e così Beatrice decide di andare a recuperare una bottiglietta d’acqua al malcapitato. All’ingresso del parco incontra i vigili urbani in servizio: "C’è un uomo che sta male dentro al parco" si affretta subito a comunicare Beatrice. "Signora ce ne sono tante di persone che stanno male" risponde con tutta tranquillità il vigile. "Sembrava una scena ai confini della realtà – ammette Beatrice -. Tutte le altre persone passavano davanti a me con indifferenza, mentre una decina di persone mi insultava per aver soccorso un immigrato".

"Non sono un eroe, sono una persona normale"

Beatrice torna sotto l’albero dove intanto l’uomo è stato raggiunto da un amico. Era ubriaco fradicio dalla notte prima e lentamente l’amico lo aiuta e rimettersi in piedi e lo riporterà a casa senza bisogno dell’intervento dell’ambulanza. "Sono scoppiata in lacrime – racconta l’avvocato a Fanpage.it – non tanto per gli insulti, ma per lo sconforto che mi ha assalito. Ci tengo a sottolineare che io non sono un eroe o una persona particolarmente coraggiosa, ho reagito d’istinto". Il gesto di Beatrice non andrebbe classificato fra i "gesti eroici" ma dovrebbe essere considerato la normalità tra gli esseri umani. "Appena tornata a casa ho deciso di contattare i giornali perché ci tenevo a raccontare questa storia – continua Beatrice -. Io ci metto nome e cognome, non ho paura delle conseguenze. È importante non rimanere più in silenzio e io ho deciso che da domenica non starò più in silenzio".

"Non rimaniamo in silenzio"

È una scelta coraggiosa quella di Beatrice: denunciare pubblicamente un episodio di razzismo e d’indifferenza, uno dei tanti che accadono in questi giorni e che spesso restano nell’ombra. "In questi giorni ho ricevuto tante email di solidarietà da persone sconosciute e questo mi ha fatto molto piacere. Sapere che la mia storia abbia scosso anche solo un po' le coscienze delle persone mi rende molto felice, forse tutto questo non è stato vano – conclude Beatrice -. Quello che conta davvero però è non rimanere in silenzio o indifferenti quando, nella vita di tutti i giorni, ci si imbatte in situazioni di questo tipo. Io non ci sto".