Presa la banda dei “wedding planner” marocchini: nozze finte per la cittadinanza italiana

Offrivano un pacchetto completo per far sposare i loro connazionali con compiacenti ragazze italiane, in maniera da far ottenere ai novelli sposi la cittadinanza italiana. Due fratelli marocchini, Yunous e Jaffar Mariaki, trentenni di Lonate Pozzolo in provincia di Varese, sono stati arrestati dai carabinieri di Busto Arsizio per aver messo su un'organizzazione che, oltre ai finti matrimoni, era attiva nel traffico di stupefacenti. Novantaquattro, in tutta Italia, le persone denunciate dai militari, mentre 23 sono state le ordinanze di custodia cautelare eseguite. A capo del gruppo, oltre ai due marocchini, anche altri due loro fratelli, che dal Marocco si occupavano dei documenti necessari per i finti matrimoni.
Il tariffario
I matrimoni fittizi accertati dai carabinieri sono 33 dal 2013, mentre altri 20 sono sotto la lente degli investigatori. Esisteva un vero e proprio tariffario per tutti i protagonisti della farsa. Le ragazze italiane, in genere tossicodipendenti con grossi problemi economici, ricevevano fino a 3.500 euro in cambio della loro "mano". I testimoni, invece, venivano pagati circa 200 euro. Ma l'organizzazione pensava anche all'avvocato per la separazione, che avveniva dopo circa 40 giorni dalle nozze e costava 1.500 euro, così come agli invitati al banchetto, all'appartamento dove trascorrere i primi giorni di nozze e, ovviamente, a tutti i passaggi burocratici necessari. Decisamente più salato il costo per i marocchini che decidevano di avvalersi dei servizi dei due "wedding planner": il prezzo poteva arrivare fino a 12mila euro. Una cifra che però i novelli sposi, quasi tutti pregiudicati e sodali dell'organizzazione criminale desiderosi di ottenere la cittadinanza italiana, pagavano volentieri.
Adesso tutti i protagonisti della vicenda sono stati denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e anche per traffico internazionale di stupefacenti: sono stati sequestrati, infatti, 5 chilogrammi di hashish e marijuana importati dal Marocco all’Italia attraverso l’aeroporto di Malpensa. Per quanto riguarda le finte nozze, invece, la procura di Busto Arsizio, da cui è partita l'indagine, farà ricorso al tribunale civile, per chiederne l’annullamento.