Un murale sulle pareti dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo
in foto: Un murale sulle pareti dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Le polmoniti riscontrate in provincia di Bergamo tra dicembre e gennaio non sono riconducibili con certezza a casi di coronavirus. Lo afferma l'Ats comunicando gli esiti delle analisi preliminari sui ricoveri per polmoniti virali, broncopolmoniti e altre polmoniti dopo la denuncia su 110 casi sospetti all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo prima dell'inizio ufficiale dell'epidemia.

"Gli esiti del lavoro sui ricoveri, in sintesi, consentono di affermare con discreta ragionevolezza come non siano riscontrabili evidenze statistiche tali da produrre il sospetto di una presenza precoce di ricoveri per polmoniti da SARS COV-2 nella Provincia di Bergamo nei mesi di dicembre 2019 e nel bimestre gennaio e febbraio 2020 (confrontati con lo storico degli anni 2017 e 2018)", si legge in una nota dell'Ats.

Stando allo studio, il picco anomalo di ricoveri per problemi respiratori si è verificato nei mesi di marzo e aprile (rispettivamente 3954 e 3154 ricoveri) mentre nel mesi precedenti il trend è in linea con la media dal 2017 in poi (circa 320 casi al mese).

L'analisi evidenzia anche "un chiaro effetto di stagionalità" sulle polmoniti anche nei tre anni precedenti. Quello registrato a dicembre 2019 e gennaio e febbraio 2020 sarebbe quindi il normale effetto invernale sull'insorgenza delle polmoniti.

"Le variazioni sopra indicate, comparate con i trend storici a partire dal 2017, non forniscono pertanto elementi sistematici per affermare l’evidenza della presenza di ricoveri per polmoniti ‘COVID-like' di rilevante entità nei mesi di dicembre-2019 e gennaio-2020″, conclude l'azienda sanitaria, spiegando che le valutazioni offerte dallo studio saranno seguite da ulteriori approfondimenti su prescrizioni ambulatoriali, accessi specifici in pronto soccorso e utilizzo di farmaci specifici per la gestione delle eventuali complicanze batteriche di polmoniti virali.