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Papà accusato ingiustamente di aver molestato la figlia di 6 anni: risarcito dal Comune

Una famiglia di Nova Milanese è stata risarcita dal Comune con 260mila euro dopo che, nel 2004 , l’amministrazione comunale aveva disposto l’allontanamento dal nucleo famigliare della figlia minore, di appena sei anni. Secondo una maestra d’asilo la bimba subiva abusi da parte del padre: ma le successive indagini hanno dimostrato che non era vero.
A cura di Francesco Loiacono
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Un padre accusato ingiustamente di aver molestato la figlia di sei anni. E la decisione del Comune, dopo l'intervento degli assistenti sociali, di allontanare la piccola dalla famiglia, salvo poi fare marcia indietro e ammettere che si era trattato di un grosso abbaglio. Questa la storia, raccontata dal Corriere della sera, che ha portato la Cassazione a condannare l'amministrazione di Nova Milanese, in provincia di Monza di Brianza, al risarcimento di circa 260mila euro alla famiglia protagonista della vicenda.

L'episodio risale al 2004

L'episodio risale al 2004. Una maestra d'asilo inizia a sospettare che una sua alunna sia oggetto di molestie sessuali da parte del padre. La donna segnala il caso ai servizi sociali del Comune, che sulla base delle accuse della maestra decide per l'allontanamento per sei mesi della bimba dalla famiglia. Dopo sei mesi, però, sulla vicenda interviene il tribunale dei minori di Milano, che stabilisce che non vi siano state molestie e riaffida la bimba, che allora aveva sei anni, alla famiglia.

Il Comune ha pagato 260mila euro di risarcimento

Ne nasce un caso giudiziario: la famiglia cita in giudizio l'allora sindaco di Nova Milanese e tutta l'amministrazione comunale, chiedendo un risarcimento per i danni morali e biologici subiti dai figli – oltre alla bimba i due genitori hanno anche un altro figlio – e da mamma e papà. La vicenda si è conclusa da poco, con la sentenza della terza sezione civile della Cassazione: disposti un risarcimento di 50 e 60mila euro per i due ragazzi – oggi la figlia ha 17 anni – e di 150mila euro per i genitori. Secondo i giudici, il Comune è stato responsabile indiretto a causa del "deficit di professionalità" degli assistenti sociali, che non avrebbero messo in dubbio la versione della maestra d'asilo: secondo quanto accertato infatti la donna aveva suggerito alla bambina le risposte da dare agli assistenti sociali, condizionando così la piccola.

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