Manifestanti sotto la sede della regione Lombardia per chiedere le dimissioni del presidente Attilio Fontana e dell'assessore al Welfare Giulio Gallera. Al grido di "dimissioni" e con alla mano cartelli con scritte come "ora a casa restateci voi" e "Fontana dorme tranquillo noi no" circa cento persone si sono radunate sotto Palazzo Lombardia per protestare contro la gestione dell'emergenza Covid in Lombardia.

Le conseguenze delle cose fatte sono sotto gli occhi di tutti e sono ecatombe

Nessun simbolo di partito in piazza ma tra i presenti c'erano anche alcuni rappresentanti del Pd: i consiglieri regionali Pietro Bussolati e Paola Bocci, il consigliere comunale Carlo Monguzzi e la segretaria PD Milano Metropolitana Silvia Roggiani. "Le cose sono andate così perché sono state fatte delle scelte e le conseguenze delle cose fatte sono sotto gli occhi di tutti e sono ecatombe – ha detto al megafono Gea Scancarello, tra i promotori dell'iniziativa – il problema non è la movida né l’indisciplina dei cittadini, il problema sono loro, e lo sono ogni giorno di più". Tra i presenti anche l'europarlamentare del Pd Pierfrancesco Majorino che ha detto: "La manifestazione di oggi è una dimostrazione bellissima d'amore verso la Lombardia. Chi la vuole salvare non può che gridare la sua indignazione nei confronti di Fontana e soci".

Nessun attacco alla Lombardia, noi vogliamo difendere i cittadini

"È doveroso interrogarsi sulle responsabilità di chi ha gestito l’emergenza coronavirus e sull'adeguatezza di queste persone al compito a cui sono preposte. La tragedia e il dolore collettivo ce ne danno obbligo morale", si legge nel comunicato pubblicato su Facebook alla pagina Distanti ma non assenti. "Le scelte relative alle Rsa, la mancata trasparenza sui numeri, la confusione tra dimessi dagli ospedali e guariti dal virus, l'assenza di test e tracciamento nella fase più acuta dell’emergenza come in quella attuale e la carenza di dispostivi sanitari (mascherine) compongono un lungo elenco di errori, omissioni e superficialità di cui l’assessore deve rendere conto, senza rifugiarsi nel consueto refrain dell’«attacco politico contro la Lombardia». Al contrario, infatti, chiedere conto all’assessore dell’operato significa difendere la Lombardia e i suoi cittadini".