Se prima erano in tre adesso sono in due. E così come recita la celebre filastrocca anche le pretendenti al titolo di città ospitante dei Giochi Olimpici invernali 2026 stanno pian piano dimezzandosi: dopo l'abbandono di Sapporo (Sapporo), Sion (Svizzera), Graz (Austria) e Erzurum (Turchia), anche Calgary si ritira dopo il risultato del referendum che ha evidenziato come i cittadini canadesi siano contrari al piano della città per ospitare i Giochi. Una decisione che lascia quindi come uniche pretendenti al titolo Milano-Cortina e Stoccolma. Anche se quest'ultima non sembra avere dinanzi a sé un percorso in discesa: sono troppi infatti i problemi di natura politica ed economica fra governo nazionale e locale (manca ancora un governo dopo le ultime elezioni) che potrebbero minare la candidatura. Candidatura quella italiana invece ben supportata dal nostro governo tanto che il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha parlato di un appoggio incondizionato, anche economico: "Se non bastano i fondi privati, faremo noi l'ultimo sforzo – ha dichiarato – ho visto il progetto, è uno di quelli a minor impatto economico della storia anche perché moltissime infrastrutture già ci sono". E ha aggiunto: "Penso che sia così affascinante il progetto delle Olimpiadi italiane alpine che i fondi privati si trovano. Certo se poi serve una mano ti portano un ritorno di immagine, di positività che vale la pena". Il termine entro cui consegnare tutte le garanzie, comprese quelle finanziarie, al Comitato olimpico internazionale (Cio) è l'11 gennaio 2019: non resta dunque che attendere. E magari sperare che per quella data l'unica ancora in corsa per il titolo sia proprio Milano-Cortina, anche se a quel punto iniziare a porsi qualche domanda sarebbe più che lecito.