Ancora una volta aspettano il treno alla stazione di Vanzago, direzione Milano, per un incontro tra azienda, rappresentanze sindacali e Regione: sono i lavoratori della FPT industrial e Cnh di Pregnana Milanese, la ex Iveco, che, dall’oggi al domani a inizio ottobre, hanno dovuto fare i conti con l’annuncio della cessazione delle produzioni nel 2020 e la successiva chiusura del loro stabilimento entro il 2021.

Uno stabilimento, quello di Pregnana, che la FPT presenta fieramente sul sito, la cui chiusura comporterà l’esubero di circa trecento lavoratori, che non si danno però per vinti, promuovendo una petizione online e, soprattutto, attuando diverse ore di sciopero in presidio davanti all’azienda.

Le rappresentanze sindacali, sostenute dalla mobilitazione ormai costante dei lavoratori, hanno richiesto numerosi incontri con la direzione, appellandosi anche a istituzioni come Regione e Ministero dello Sviluppo economico, che il mese scorso ha convocato le parti sociali. L’impresa però resta ferma nei suoi propositi: conferma la chiusura dello stabilimento di Pregnana, dettata non tanto da carenze di produzione, quanto da una scelta di riorganizzazione aziendale.

Gli atteggiamenti dell’impresa in questa fase critica hanno aumentato lo sdegno dei lavoratori, già provati dall’annuncio inaspettato di cessazione dell’attività. L’azienda ha ad esempio disertato l’incontro del 24 ottobre scorso presso la Regione Lombardia, o, ancora, si sarebbe lamentata dello scarso rendimento aziendale all’indomani della comunicazione di chiusura dello stabilimento, secondo quel che si legge in un comunicato sindacale: "La direzione comprendendo il calo fisiologico dovuto alla situazione attuale, auspica che la produzione rientri a regime al più presto possibile". E, mentre conferma la volontà di dismissione dell’unità produttiva, convoca i rappresentanti sindacali aziendali per comunicare loro la necessità di assumere dieci nuovi lavoratori in somministrazione e richiedere straordinari ai dipendenti per fronteggiare l’aumento dei volumi produttivi dovuti a nuovi ordini. A riprova, commentano i rappresentanti Fiom, che "quello di Pregnana non è affatto uno stabilimento in crisi, ci sono ordini che vanno oltre le possibilità produttive degli attuali occupati, ci sono professionalità e saperi fondamentali".

Intanto oggi i lavoratori hanno manifestato ancora contro la decisione dell’impresa: nessuna novità però dall'incontro in Regione, la decisione sulla dismissione non è cambiata nel confronto odierno.