Come si dice in questi casi erano due "insospettabili", ma gestivano in realtà un ingente traffico di stupefacenti, scoperto dalla polizia grazie a un controllo casuale. La vicenda inizia la scorso martedì quando un uomo viene fermato sull'autostrada A7, mentre viaggia da Milano diretto in Liguria. Apparso subito nervoso, nella macchina del 57enne, un incensurato milanese attivista di un'associazione animalista e broker assicurativo, sono stati trovati 11 chili di marijuana e 8 di hashish. Come da routine in questi casi è scattata immediatamente la perquisizione dell'abitazione dove l'uomo risultava domiciliato, risultata però "pulita".

Durante i controlli dell'appartamento era presente anche il figlio 27enne che ha dichiarato agli agenti di non avere altre case nelle disponibilità proprie o della sua famiglia. Non convinti dalla versione di padre e figlio, gli investigatori hanno deciso di vederci chiaro e sono risaliti così a un appartamento di piazza Mondadori, a Milano, dove hanno scoperto una vera e propria centrale dello spaccio.

Qui hashish e marijuana venivano pesati e confezionati e veniva tenuta la contabilità: sono stati rinvenuti, oltre ad altri 7 chili e mezzo di stupefacente, ben 187mila euro in contanti ritenuti proventi dell'attività di spaccio. Padre e figlio sono stati trasferiti nel carcere di San Vittore con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, in attesa dell'udienza di convalida. Il sospetto degli investigatori è che il 57enne usasse l'attività nell'associazione ambientalista come copertura per un'attività illecita: il traffico di droga tra Italia e Spagna.