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Monza, giro di tangenti per la gestione dei rifiuti: 28 condanne

Si è chiuso lunedì mattina il primo filone dell’inchiesta Clean city, che ha svelato un giro di tangenti milionario attorno agli appalti per la gestione dei rifiuti del comuni di Monza, Pioltello, Cologno Monzese. Il gup di Monza ha condannato 28 persone e confiscato beni per 14 milioni di euro.
A cura di Francesco Loiacono
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Si è chiusa lunedì mattina con 28 condanne e beni confiscati per un totale di 14 milioni di euro la prima tranche del processo Clean city. Si tratta dell’indagine condotta da Procura di Monza e Guardia di Finanza, che ha svelato un giro di tangenti milionario attorno agli appalti per la gestione dei rifiuti del comuni di Monza, Pioltello, Cologno Monzese, e altri ancora. Davanti al giudice per l'udienza preliminare Rosaria Pastore, del tribunale di Monza, sono stati molti gli imputati ad aver chiesto e ottenuto il patteggiamento, come l'imprenditore monzese Giancarlo Sangalli – titolare dell'omonima ditta di servizi ambientali al centro dell'inchiesta – e i suoi tre figli. Alla famiglia Sangalli sono stati sequestrati beni per un valore di più di 10 milioni di euro, valore corrispondente "al prezzo e al profitto dei reati contestati".

Condannato l'ex sindaco Pd di Pioltello

In questo filone dell'inchiesta erano coinvolti anche l'ex sindaco di Pioltello Antonio Concas, del Pd, condannato con rito abbreviato a due anni, l’ex assessore all’Ambiente del Comune di Monza Giovanni Antonicelli, che ha patteggiato 3 anni, l’ex consigliere provinciale di Monza e Brianza Daniele Petrucci (che ha patteggiato un anno e 10 mesi) e l’ex capogruppo Udc al consiglio comunale di Milano Pasquale Salvatore, anche lui condannato a 2 anni. L'ex sindaco COncas ha già affermato che ricorrerà in appello, possibilità naturalmente aperta per tutti quelli che non hanno patteggiato. "Il mio rammarico è aver fatto parlare della nostra città in questo modo e in questo contesto, città per la quale ho lavorato per anni con dedizione e passione – ha detto Concas al Corriere -. Mi viene riconosciuto di non aver commesso atti contrari ai miei doveri di ufficio e che non vi è stata corruzione propria. Non mi fermerò".

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