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Ancora un dramma nel carcere di Monza dove un detenuto è morto suicida questa mattina. L'uomo, 46 anni, si è impiccato nella sua cella della sezione B dell'istituto penitenziario lombardo. A darne notizia è l'Areu, l'Azienda regionale emergenza urgenza, che è stata chiamata a intervenire all'interno del carcere poco dopo le 10 di oggi: in via Sanquirico 6, sono giunte immediatamente un'ambulanza e un'auto medica. Le condizioni dell'uomo però sono apparse subito disperate: il personale medico ha iniziato subito l'intervento di soccorso con una rianimazione cardiopolmonare che però non è servita a nulla. Il detenuto è stato infatti dichiarato morto poco dopo. Ora si dovrà capire cosa sia accaduto e ricostruire la dinamica della morte dell'uomo.

Una vicenda umana che riaccende i riflettori su un tema pericolosamente attuale, quello delle condizioni psicofisiche dei detenuti nelle carceri italiane, e nello specifico sul numero di detenuti all'interno degli istituti penitenziari, nella maggior parte dei casi al di sopra dei limiti consentiti. Solo lo scorso mese sempre nel carcere di Monza un detenuto è morto per un arresto cardiaco: nonostante i soccorsi il 50enne è morto in ospedale dove è giunto poco dopo. Donato Capece, segretario generale SAPPE ha definito allarmante la situazione sanitaria delle carceri che somigliano sempre più a "moderni lazzaretti di manzoniana memoria". "In Lombardia vi sono 18 istituti penitenziari sui 190 nazionali. La capienza regolamentare regionale stabilita per decreto dal ministero della Giustizia sarebbe di 6.199 detenuti, ma l’ultimo censimento ufficiale ha contato 8.618 reclusi, che ha confermato come la Lombardia sia la regione d’Italia con il maggior numero di detenuti – ha spiegato il segretario regionale della Lombardia Alfonso Greco Greco – la regione Lombardia presenta una caratteristica: qui la salute penitenziaria resta in carico alle Aziende Ospedaliere, mentre nelle altre ragioni italiane è gestita dalle ASL".