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Milano, tempi d’attesa troppo lunghi per una visita medica: 1 paziente su 3 non si presenta

Secondo una ricerca effettuata dalla Cisl Medici sui ventidue poliambulatori di Milano, un paziente su tre non si presenterebbe a visite ed esami. Il motivo sono le liste d’attesa troppo lunghe. I pazienti preferiscono rivolgersi a strutture private.
A cura di Federica Gullace
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Continuano le polemiche riguardo al sistema sanitario lombardo. Dopo la notizia dei lunghissimi tempi di attesa per un posto letto, da 10 ore fino a due giorni per chi si reca in uno dei pronto soccorso degli ospedali di Milano, ora la questione si sposta sulle liste d'attesa troppo lunghe. Secondo le stime elaborate dalla Cisl Medici sui ventidue poliambulatori di Milano, riguardo agli Istituti clinici di perfezionamento un paziente su tre, infatti, spesso per ragioni d’urgenza, non si presenterebbe a visite ed esami, rivolgendosi poi a strutture private. Il problema, secondo Domenico Mazzacane, segretario della Cisl Medici, deriverebbe da una cattiva gestione, considerando che secondo quanto previsto da Palazzo Lombardia le visite dovrebbero essere garantite entro trenta giorni: "Il problema è la gestione delle agende delle strutture. È il sistema che deve essere riorganizzato: che senso ha fissare una prestazione a distanza di dieci, dodici mesi? Visite ed esami dovrebbero essere prenotati con cadenza, al massimo, trimestrale". Per questo si verificherebbe il cosiddetto "drop out", cioè la mancata risposta da parte del paziente alla telefonata che la struttura fa una settimana prima per confermare l’appuntamento, la non presentazione, durante il giorno stabilito, al controllo. Da non sottovalutare, considerando che il drop out ogni anno costa quasi un milione.

Tempi d'attesa inaccettabili

Insomma, i dati parlano chiaro: in un caso su tre, il paziente che prenota una prima visita oculistica rinuncerebbe a causa dell’attesa troppo lunga. Idem per otorinolaringoiatria, dove a rinunciare è un paziente su quattro. Per quanto riguarda un’ecografia, invece, a rinunciare è il 32 per cento dei pazienti, mentre si parla del 18 per cento per una visita di fisiatria. Unico a salvarsi il reparto di cardiologia, dove solo il 10 per cento è costretto a rivolgersi altrove. Un problema che però pare non riguardare solo i poliambulatori: al Policlinico, infatti, il 20 per cento delle prestazioni prenotate non viene poi effettuato. "La questione è duplice – continua Mazzacane – Da un lato, spesso il paziente non fa la visita visto che deve aspettare tanto. E rinuncia al controllo, oppure va in una struttura a pagamento. Dall’altro lato c’è la questione organizzativa: tutti questi appuntamenti che non vengono disdetti allungano le code. E hanno un peso economico non da poco per la struttura". 

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