(Foto Fb: Agrilinea)
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Il presidente della Fipe Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e di Epam (Associazione Pubblici Esercizi di Milano e Provincia), Lino Stoppani, commenta ai microfoni di Fanpage.it la decisione del sindaco di Milano Beppe Sala di vietare l'asporto dai locali di bevande alcoliche e super alcoliche dalle ore 19 di oggi, martedì 26 maggio.

Presidente, c'è stato un confronto con Sala circa questa decisione? 

Per queste situazioni c'era già stato uno scambio di corrispondenza con il sindaco perché già in passato, in prossimità delle riaperture, Sala era stato molto diretto ed esplicito: "Partiamo, proviamo, ma sono pronto a fare un passo indietro se la situazione dovesse essere ingestibile". Tra l'altro dopo le prime verifiche di assembramenti in quest'ultimo weekend, erano usciti commenti molto severi da parte di governanti e di amministratori comunali, per cui c'era da temere qualcosa di più grave della limitazione dell'asporto dalle 19.

Come avete accolto il provvedimento?

Ovviamente ci penalizza ma in questa fase di ripartenza ci sta e lo accettiamo con lo spirito costruttivo e responsabile che deve accompagnare tutti in questo momento. So che il settore ha bisogno di partire forte ma questi provvedimenti hanno una finalità di formazione e di educazione che va al di là del provvedimento stesso.

Di chi sono le colpe tali per cui si è arrivati a questa decisione?

Le colpe non sono solo dei commercianti ma c'è anche un richiamo da fare alla società civile per un comportamento un po' più responsabile perché ci stanno ripetendo che il virus non è stato vinto e che la sua pericolosità è intatta. Occorre osservare un po' più di prudenza in questa fase iniziale perché un nuovo stop sarebbe devastante per tutti. I richiami fatti sono da rispettare, questo lo consideriamo equilibrato.

E se Sala decidesse di chiudere nuovamente tutto? 

Sarebbe il male estremo, eventualmente, sul quale immagino il sindaco voglia ragionarci con estrema attenzione perché ha comunque sottolineato che è importante per i negozianti ripartire perché la crisi economica è anch'essa una malattia. Fa morti in un modo diverso ma lascia lacerazioni di carattere sociali gravissime.