La cerimonia al Campo X del Cimitero Maggiore (dalla pagina Facebook di CasaPound)
in foto: La cerimonia al Campo X del Cimitero Maggiore (dalla pagina Facebook di CasaPound)

Sentenza di primo grado ribaltata per gli 11 esponenti di estrema destra finiti a processo per aver risposto alla "chiamata del presente" con i saluti romani al cimitero Monumentale, il 23 marzo 2017 e assolti dal tribunale di Milano. La Corte d'Appello ha infatti stabilito per tutti una condanna a un mese e 10 giorni e ad una multa di 200 euro per apologia di fascismo sulla base della legge Mancino che punisce i reati di odio e discriminazione razziale. Il pm Piero Basilone aveva fatto ricorso dopo l'assoluzione in primo grado giunta perché secondo i giudici non c'era "pericolo concreto di ricostituzione del Partito fascista", sottolineando al contrario come quel rito "aumenta per la solennità del contesto" il "pericolo di attrazione e di diffusione" di idee "discriminatorie".

La vicenda risale al 23 marzo 2017 quando al cimitero Monumentale si è svolta la commemorazione dei caduti della "rivoluzione fascista" del 1919 e la fondazione dei "fasci di combattimento", in un'iniziativa promossa dall'associazione combattenti del Rsi: è in quell'occasione che alcuni dei partecipanti alla commemorazione risposero alla "chiamata del presente". In passato sono stati tanti i casi simili finiti dinanzi a un tribunale e che hanno però avuto anche esiti diversi tra proscioglimenti e condanne. In questo caso specifico nonostante al tempo nelle motivazioni dell'assoluzione vi era il fatto che non si poteva attribuire "carattere discriminatorio o razzista al saluto commemorativo dei primi caduti della rivoluzione fascista o del poeta Marinetti, giacché tale connotazione era del tutto assente al momento della nascita dei fasci di combattimento ed estranea al pensiero di Marinetti, per il pm, che ha impugnato le assoluzioni, "non è nostro compito cimentarci in ricostruzioni storiche", perché ciò che deve essere "incriminato è il compimento di manifestazioni univocamente usuali del Partito fascista".