(foto: Mianews)
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"La terra è nostra e non di Cosa Nostra", "C'è una cosa che viene prima è solo il clima", "Siamo in emergenza agire con urgenza". Sono solo alcuni degli slogan dei manifestanti di Fridays for future, che si sono radunati davanti al consolato brasiliano a Milano, in contemporanea con altre manifestazioni simili in tutto il mondo, per protestare contro il governo del Brasile e chiedere interventi per salvare l'ambiente, mentre gli incendi devastano l'Amazzonia.

Ambiente, protesta a Milano in difesa dell'Amazzonia: "Bolsonaro assassino"

All'iniziativa, a cui era presente anche Legambiente, poco più di un centinaio di persone di età differenti hanno accusato il presidente del Brasile Jair Bolsonaro e il capo di Stato russo Vladimir Putin di essere "incendiari e assassini". "Da quando il Presidente Jair Bolsonaro è salito al potere, gli incendi boschivi sono incrementati costantemente, alimentati sia dalle siccità ma anche dalle terribili politiche ambientali dell’esecutivo brasiliano, che vede la foresta amazzonica solo come una mucca da mungere per i profitti di poche compagnie agroalimentari, dell’allevamento o minerarie – è la posizione del movimento ambientalista -. Nel frattempo l’economia globale continua a consumare prodotti brasiliani, e siglare trattati commerciali, come ha fatto l’Unione Europea con gli stati del gruppo Mercosur, un accordo che causerà altri serissimi danni all’Amazzonia e a tutta l’agricoltura sudamericana". Nel corso del presidio sono stati esibiti cartelli per ricordare che non esiste un "pianeta B" e sottolineando la necessità di fermare Bolsonaro. Durante la manifestazione, il movimento ambientalista ha infine invitato i cittadini a prendere parte allo sciopero per il clima fissato per il 27 settembre.

Amazzonia, Legambiente in piazza a Milano: "Vicini alla soglia di non ritorno"

"È una catastrofe che ci riguarda tutti – ha detto Marzio Marzorati, vicepresidente di Legambiente Lombardia. – Dopo i disastrosi incendi in Siberia, una delle molte manifestazioni del fatto che i cambiamenti climatici sono già in atto, siamo costretti ad assistere allo scempio del più grande polmone verde della Terra nell’indifferenza politica globale. È doloroso e inaccettabile che effimeri interessi economici vengano prima della sicurezza della biodiversità e dell’umanità in un momento delicato come quello che stiamo vivendo: siamo molto vicini alla soglia di non ritorno per quanto riguarda i cambiamenti climatici".