Sei un’avvocata incinta e chiedi l’esonero dall’obbligo di frequenza alle lezioni? La giustificazione per le assenze sarà valutata solo al termine del corso: così ha risposto il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano all’istanza di cinque avvocate in stato di gravidanza che seguono il corso biennale per l’abilitazione alla difesa di ufficio e che chiedevano di essere esonerate dall'obbligo di frequenza per cinque o sei lezioni dopo il parto. Rigettando la loro richiesta, il Consiglio ha risposto che "i singoli problemi di salute anche legati alla gravidanza verranno valutati al termine del corso". E, quindi, non necessariamente giustificati.

Il caso si aggiunge alla lunga lista di disagi per le donne in gravidanza

Il caso si aggiunge ai disagi che le donne in gravidanza devono subire, specie se lavoratrici autonome. Già lo scorso anno, secondo il sito dello studio Cataldi che riporta la notizia, un’avvocata era stata costretta a recuperare le lezioni perse nel periodo del parto, portando con sé il figlio neonato. Nel gruppo Facebook del Sindacato nazionale forense M.g.a. (mobilitazione generale avvocati) le testimonianze non mancano, tra code in tribunale senza alcuna priorità e scarsa solidarietà tra colleghi, con la scusa che "la gravidanza non è una malattia": il caso del rigetto della richiesta di esonero da parte del Consiglio dell’ordine si inserisce in questo schema. Così, mentre la legge 205 del 2017 impone ai giudici di tener conto, nel fissare le udienze, del legittimo impedimento delle avvocate in gravidanza per il periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi, lo stesso sembra non valere per un corso biennale di abilitazione organizzato dall'Ordine degli avvocati, per cui l’obbligo di frequenza resta e le giustificazioni alle assenze nell’imminenza del parto saranno valutate solo alla fine del corso.