Un gigantesco arazzo altro oltre cinque metri e largo nove, commissionato all'inizio del Cinquecento dal re Francesco I per poter “trasportare” in Francia l’incanto dell’Ultima Cena, il dipinto realizzato da Leonardo tra il 1497 e il 1499 nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. L'opera restaurata è protagonista della mostra "Il Cenacolo di Leonardo per il Re Francesco I, un capolavoro in oro e seta" promossa da Comune di Milano e Palazzo Reale, in collaborazione con i Musei Vaticani. La mostra è curata da Pietro Marani, uno dei massimi esperti al mondo di Leonardo da Vinci e della sua opera, ed è allestita in Sala delle Cariatidi dall’8 ottobre al 17 novembre 2019, con ingresso libero. L’esposizione rientra nel palinsesto "Milano e Leonardo 500" promosso e coordinato dal Comune di Milano.

In mostra a Palazzo Reale l'arazzo che riproduce il Cenacolo

Lo splendido arazzo che riproduce fedelmente il Cenacolo a grandezza naturale fu commissionato da Francesco I, il re che ospitò Leonardo ad Amboise fino alla fine dei suoi giorni dopo la sconfitta di Ludovico il Moro e la conquista di Milano da parte dei Francesi, e da Luisa di Savoia, come testimoniano anche le insegne presenti nella fascia alta dell’opera. Il Cenacolo infatti fu realizzato da Leonardo con una tecnica che ne rendeva impossibile il distacco dalla parete, pertanto copiarlo era l’unico modo per poterlo conservare e trasportare fuori da Milano, soddisfacendo così le esigenze della corte francese. L’arazzo fu tessuto probabilmente tra il 1516 e il 1525, mentre Leonardo era già ad Amboise (dove muore nel 1519), per cui si può ipotizzare che almeno il cartone preparatorio sia stato eseguito sotto la sorveglianza del Maestro. Si tratta comunque di una delle primissime copie del capolavoro leonardesco.

Commissionato dal Francesco I per "portare" l'Ultima Cena in Francia

Donato già nel 1533 da Francesco I a Papa Clemente VII, l’arazzo dell’Ultima Cena ha fatto quindi velocemente ritorno in Italia, e da allora non è mai uscito dai Musei Vaticani. Che in occasione delle celebrazioni per il 500esimo della morte di Leonardo hanno accolto la richiesta di prestito a Palazzo Reale a condizione che l’arazzo fosse sottoposto a un accurato intervento di restauro. L’opportunità è stata subito accolta dal Comune di Milano che, insieme al Castello di Clos Lucé ad Amboise, ha finanziato il restauro, durato quasi due anni.

Il restauro finanziato dal comune di Milano

Nella mostra l’arazzo dei Musei Vaticani è posto in dialogo ravvicinato con altri due arazzi dei "Mesi" di Bramantino (Bergamo, 1465 circa – Milano, 1530), che provengono dalle collezioni del Castello Sforzesco di Milano e sono stati tessuti a Vigevano tra il 1503 e il 1509. Dal confronto è possibile individuare immediate analogie tra gli arazzi dei "Mesi" e quello dell’Ultima Cena – come l’impostazione prospettica centralizzata – che dimostrano come gli echi del Cenacolo potessero venir propagati anche attraverso un ciclo profano, oltre a suggerire l’ipotesi che fosse proprio il Bramantino l’autore del cartone preparatorio dell’arazzo del Cenacolo.  In mostra sono inoltre esposti – attraverso medaglie, bassorilievi e dipinti – i ritratti dei re di Francia, da Carlo VIII a Francesco I. Una serie di incisioni cinquecentesche di Jacques Androuet du Cerceau (1576-1579) mostra inoltre i castelli di Blois, Amboise e Chambord dove è possibile che l’arazzo del Cenacolo fosse esposto prima del 1533 quando fu donato da Francesco I a papa Clemente VII.