Dallo scorso novembre, a Milano, chi usufruisce del servizio di continuità assistenziale (la ex guardia medica) e i medici che vi operano sono un po' meno sicuri. Il servizio è infatti cambiato: adesso il medico in servizio raggiunge il domicilio della persona bisognosa d'assistenza in taxi, senza più usufruire della figura dell'accompagnatore, cioè un soccorritore addestrato che, prima del cambio deciso dall'Agenzia per la tutela della salute di Milano, guidava il veicolo del medico e lo supportava durante la visita del paziente di turno. A patire le conseguenze di questa inversione di rotta sono in tanti: in primis i residenti-pazienti, che non possono fruire di un aiuto medico in più o della presenza di un testimone qualora andasse male qualcosa. Ma a lamentarsi sono anche i medici e le varie "croci" presenti sul territorio (cioè le onlus che si occupano del servizio di ambulanza).

Come funzionava il servizio prima del nuovo bando Ats

Come funzionava il servizio prima dei cambiamenti entrati in vigore a novembre? Ogni croce presente sul territorio milanese metteva a disposizione i propri spazi, un'auto e un soccorritore per ospitare e accompagnare uno o più medici di Ats per la continuità assistenziale. Per il servizio offerto, le onlus, gestite da Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), ricevevano 40mila euro annui a dottore, che a sua volta aveva un aiuto in più in caso di uscita. Il nuovo bando indetto da Ats prevedeva alcune richieste che Anpas non poteva soddisfare, come l'inserimento della partita Iva – che le Croci, in quanto onlus, non hanno – e l'obbligo di partecipazione al corso di guida sicura per tutti gli accompagnatori. Un corso che – garantiscono da una delle onlus di Milano – "non seguono né gli autisti dell'ambulanza, né i tassisti", cui però questa mancanza non ha evidentemente impedito finora di accompagnare i medici di guardia in tutta la città. In un comunicato Anpas aveva precisato che la mancata partecipazione al bando era stata dovuta proprio alla mancanza di alcuni requisiti esplicitamente richiesti, e non per per mere questioni economiche.

Desidero esprimere la posizione ufficiale di ANPAS Lombardia in relazione al cambiamento della gestione dei Medici che operano in Continuità Assistenziale (Guardia Medica) per la ATS di Milano” afferma il Presidente ANPAS Lombardia, dott. Luca Puleo.

Su alcune testate giornalistiche nei giorni scorsi è infatti apparsa la notizia relativa al cambiamento avvenuto nella gestione logistica dei Medici della Continuità Assistenziale, che dal 1° Novembre non avranno più il supporto di Autista fornito dalle Associazioni ma si muoveranno utilizzando i taxi cittadini; tali articoli riportano in modo improprio delle affermazioni che sarebbero state fatte da ANPAS Lombardia, fatto non accaduto, in quanto nessuno della Direzione Regionale dell’Ente ha ricevuto interviste da parte di testate giornalistiche sul tema.

“ANPAS Lombardia NON ha potuto partecipare al bando di gara di ATS Milano perché non in possesso di alcuni requisiti esplicitamente richiesti all’interno del bando stesso” continua il Presidente “e non perché non si ritenesse economicamente vantaggiosa la proposta inclusa nel bando. Negli incontri avuti anche con la Direzione dell’ATS i temi in discussione sono sempre stati relativi ai contenuti, ai requisiti richiesti, e mai inerenti al valore del servizio.”

Tra le motivazioni tecniche che hanno impedito la partecipazione di ANPAS Lombardia alla gara di appalto ci sono l’impossibilità di emettere fattura (in quanto non in possesso di Partita Iva e registrazione in Camera di Commercio), in quanto Organizzazioni di Volontariato (come già confermato dall’Agenzia delle Entrate a seguito di un interpello di Croce Bianca Milano), le attestazioni tramite corsi di “guida sicura” per tutti gli Autisti/Accompagnatori che non sono invece previste dalla normativa vigente (DGR 5165/2016) in materia di Autisti di Trasporto Sanitario (che peraltro non annovera tra i compiti previsti per questa figura quello dell’accompagnamento a domicilio di un Medico, come fosse un noleggio con conducente), la richiesta di tempi di ripristino automezzi in caso di guasto inferiori a quelle stabilite da AREU per il servizio di Emergenza-Urgenza.

Meno sicurezza per i pazienti e anche per i dottori

Con il nuovo corso della guardia medica è dunque venuta a mancare una figura fondamentale, quella dell'accompagnatore. Si tratta di un individuo preparato e formato dai corsi per diventare soccorritori, che con la sua presenza evitava al medico di doversi recare in casa di sconosciuti in totale solitudine. Cosa che ora invece accade, poiché il servizio in taxi non comprende l'attesa del tassista durante il tempo della visita. Ma il nuovo servizio di continuità assistenziale ha provocato degli effetti negativi in primis sui cittadini: "A livello di tempistica del servizio è cambiato poco o nulla – spiega a Fanpage.it il dottor Giovanni Campolongo, rappresentante della sigla sindacale Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), la maggiore di Milano -. Chi chiama la guardia medica sa che questa non offre un servizio di urgenza, per cui c'è il 118, bensì un supporto aggiuntivo quando il medico di base non è reperibile. Però cambia molto a livello di sicurezza". Sì, perché Milano era l'unica città in Italia ad offrire un servizio "completo" ai propri residenti, permettendo al dottore di essere accompagnato da un professionista che potesse dare un supporto in più in caso di emergenza improvvisa: "Questa figura era importantissima – continua Campolongo – poiché, in caso di problemi, si sarebbe resa testimone sia per il paziente che per il dottore, garantendo maggiore tutela. Ci chiediamo perché Ats abbia deciso di proporre un bando che ha definitivamente escluso le croci e, quindi, gli accompagnatori".

Il livello di sicurezza inferiore rispetto al passato non riguarda però soltanto chi ha bisogno del medico, ma anche quest'ultimo. La principale lamentela riguarda l'incolumità dei dottori, sempre più bersagliati da minacce e aggressioni da parte di presunti pazienti. "Ora siamo totalmente da soli e non abbiamo più l'appoggio sanitario di un valido collaboratore. In più, a sola presenza aggiuntiva di una seconda persona andava a tutelare anche i dottori, visto che non si sa mai a casa di chi entri e cosa può succedere", spiega Campolongo, che poi sottolinea: "C'è una diminuzione di sicurezza significativa, i colleghi devono aspettare in strada un nuovo taxi per tornare alla base. E alle 2 o alle 3 di notte non sai mai chi puoi incontrare durante l'attesa".

Oltre 1700 aggressioni in tre anni: ma pochissimi medici denunciano

La maggiore insicurezza non è solo percepita, ma supportata da numeri: negli ultimi tre anni, in tutta la Lombardia, sono state denunciate 1704 aggressioni nei confronti di tutti gli operatori sanitari. Ma, secondo uno studio condotto dalla dottoressa Donatella Gambera (Snami), solo il due per cento dei medici denuncia le violenze, che siano verbali o fisiche. "I colleghi non denunciano perché hanno poca fiducia nelle istituzioni – spiega -. Noi denunciamo, e poi? Che succede? Io stessa sono stata aggredita cinque anni fa, ed è il motivo per cui mi sono trasferita a Milano". La dottoressa Gambera, infatti, sino al maggio del 2015 operava sul territorio di Bergamo. Una notte, durante il servizio, è stata sequestrata e minacciata con un coltello da un paziente con presunti disturbi psichiatrici. È stato allora che ha deciso di chiedere il trasferimento nel capoluogo lombardo, "perché la garanzia di avere un accompagnatore era un'eccellenza, una sicurezza che nel resto d'Italia mancava".

La soluzione di Ats è impraticabile secondo i dottori

Per trovare una soluzione che ristabilisse una sicurezza maggiore, i medici hanno chiesto un aiuto ad Ats che però – secondo la loro versione – avrebbe risposto con la proposta di uscire in coppia e darsi manforte l'un l'altro, "una cosa che non è umanamente possibile", sottolinea il dottor Campolongo. "Se seguissimo le indicazioni di Ats – continua -, innanzitutto dimezzeremmo il servizio offerto ai cittadini, perché se due medici escono per una stessa chiamata, significa che almeno un'altra richiesta d'aiuto rimane inevasa. E poi, ci chiediamo: perché dobbiamo fare il doppio del lavoro? Il problema è che siamo in sottonumero e ci sono condizioni inaccettabili".

A Milano scarseggiano medici di guardia e ambulatori

È il dottor Renato De Blasio, anche lui aderente al sindacato Snami, a sottolineare la carenza d'organico: "La legge prevede che ci sia un medico ogni cinquemila residenti. A Milano ci sono circa un milione e mezzo di persone, mentre noi siamo in 120, di cui attivi 25 ogni notte. Facendo i calcoli, risultiamo in sottonumero. Con gli ambulatori aperti sino a mezzanotte riusciamo a gestire meglio le chiamate, mandando sul territorio i pazienti che hanno bisogno di un controllo". Paradossalmente, però, questo problema è stato momentaneamente accantonato, in virtù "di un accordo tra noi e Ats secondo cui non ne discutiamo sino al 30 marzo prossimo". Una cosa per volta, insomma.

Anche perché se da un lato gli ambulatori danno una grossa mano per le chiamate serali, dall'altro anche loro hanno dei problemi da affrontare: "Teoricamente dovrebbe esserci un ambulatorio per ogni municipio – spiega De Blasio – ma così purtroppo non è. E in più, Ats ha deciso di volerli accorpare, spostando quindi i medici degli ambulatori dei municipi 6 e 7 sotto un'unica struttura. Così facendo, Ats vorrebbe ridurre ulteriormente il numero dei medici", chiosa De Blasio. "Ma non possono farlo, è illegale – tuona la dottoressa Gambera -. La legge dice che per ogni municipio deve esserci un ambulatorio. Non possono accoppiarne un paio e mettere la nuova entità al confine delle zone".

I medici minacciano lo sciopero

"Così non si può continuare – dicono i medici a Fanpage.it – motivo per cui abbiamo raccolto (in quanto sindacato, ndr) firme a sufficienza per indire uno sciopero". Prima di arrivare al muro contro muro, però, è stata avviata una trattativa con Ats: "Ci siamo incontrati con Ats e il prefetto venerdì 7 febbraio per aprire finalmente un tavolo di discussione. Il prefetto ha fatto capire che il servizio dell'accompagnatore è importante", spiega la Gambera. Lo sciopero è fissato momentaneamente per l'ultimo weekend di febbraio, ma la trattativa in corso l'ha momentaneamente messo in ghiaccio: "Non risolveremo subito la questione – continua la Gambera – ma ascolteremo una prima offerta di Ats e vedremo se sarà soddisfacente. Noi chiediamo di avere indietro l'accompagnatore, queste sono le nostre condizioni per rinunciare allo sciopero".

Al di là di come si risolverà la questione dello sciopero, resta un punto principale, che secondo i medici è la fonte di tutti i mali, e cioè perché Ats abbia deciso di cambiare le regole del bando: "Gli abbiamo chiesto il motivo delle modifiche che hanno di fatto escluso le onlus e Anpas – dice la Gambera – e ci hanno detto che loro non avevano cambiato nulla". Poi, la stoccata finale: "Io dico che è perché vogliono risparmiare, non trovo altre spiegazioni". Al momento Ats, cui Fanpage.it ha chiesto delucidazioni in merito, non ha ancora comunicato nulla.