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Milano, dona un rene senza conoscere il destinatario: ottavo caso in Italia

Il donatore samaritano di Milano ha portato un paziente del ricevente a donare a sua volta un rene, salvando così due vite grazie al coinvolgimento di tre strutture ospedaliere e l’impegno di quaranta tra medici e chirurghi. Dal 2015 ad oggi sono stati otto i casi simili. Una donazione eccezionale come questa viene lungamente vagliata da un giudice e due commissioni.
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A cura di Valerio Renzi
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Un nuovo caso di donatore samaritano di un rene in Italia, il primo del 2019. Un uomo di Milano ha scelto di donare un rene senza conoscerne il destinatario, salvando così un paziente in cura presso il Policlinico di Bari. A sua volta poi un parente del paziente che ha ricevuto l'organo ha scelto di donare un rene presso il Policlinico San Matteo di Pavia, un gesto per "sdebitarsi" in qualche modo del dono ricevuto contribuendo così a salvare una seconda vita. Entrambi gli interventi sono andati a buon fine, grazie al coinvolgimento di circa quaranta medici e chirurghi. Il primo caso di donazione samaritana in Italia è avvenuta nel 2015, ora in tutto sono otto.

Una donazione di questo tipo è ovviamente sottoposta e vagliata con attenzione, con il coinvolgimento di due commissioni una nazionale e una regionale, poi da un giudice, che indagano a fondo dinamica e ragioni della scelta del donatore per assicurarsi che si tratti di una libera scelta presa in piena coscienza per generosità e non per altri motivi.  "Casi del genere sono un'ulteriore conferma che il trapianto da vivente è un'opportunità efficace e sicura sia per chi dona che per chi riceve l'organo: anche per questo stiamo lavorando a un piano nazionale per incentivare le donazioni tra consanguinei e tra persone con legame affettivo", così direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo.

"Il prelievo del rene da samaritano si è svolto nel nostro ospedale poco più di un mese fa – ha spiegato Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano –, ma il lungo percorso di valutazione clinico psicologica per il donatore era iniziato già un anno prima. Questa persona, seguita e rimasta in costante contatto con il professor Mariano Ferraresso, direttore della nostra Unità trapianti di rene, ha sempre manifestato con forza il desiderio di una donazione altruistica, ricevendo grande supporto dalla propria famiglia. Nelle donazioni da vivente ricoveriamo i pazienti in coppie, perché c'è chi dona e chi riceve il rene. Con la donazione samaritana, invece, si ricovera solo il donatore e questo è ciò che più coinvolge tutta l’equipe e il personale di reparto. È proprio questa ‘assenza' che ci fa riflettere ogni volta sul senso del dono e sullo spirito altruistico che muove il samaritano nel suo gesto".

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