Milano, corteo in ricordo di Soumaila Sacko, sindacalista ucciso: bruciata bandiera della Lega
Un corteo formato da un migliaio circa di persone ha sfilato ieri pomeriggio a Milano per ricordare Soumaila Sacko, ragazzo di 29 anni ucciso lo scorso 2 giugno in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Associazioni impegnate nella difesa dei diritti degli immigrati come il Naga, migranti ospitati nei vari centri d'accoglienza di Milano e provincia, esponenti di Libera, dei Sentinelli di Milano e dei centri sociali: tante le anime del corteo, che è partito alle 16 da via Palestro e si è concluso alla stazione Centrale, il simbolico luogo di arrivo per molti dei migranti e anche il luogo in cui si trova Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia. Tra i manifestanti anche esponenti dell'Unione sindacale di base, sigla di cui faceva parte Sacko: il ragazzo originario del Mali era infatti impegnato, sul fronte sindacale, nella lotta per migliorare le condizioni lavorative e di vita di chi, come lui, lavorava per pochi euro e senza diritti nei campi.
Brucia una bandiera della Lega
Tanti gli striscioni esposti dai manifestanti durante il corteo: "Ucciso prima dalla mafia e poi dal vostro razzismo" e anche "Salvini, la pacchia è finita ma per voi", riferito all'infelice affermazione che il neo ministro dell'Interno ha pronunciato, riferito ai migranti, poco dopo essere proclamato ministro. Proprio contro il vicepresidente del Consiglio, leader della Lega, sono stati intonati diversi slogan. Il Carroccio è stato il principale bersaglio dei manifestanti: nel corso del corteo è stata anche bruciata una bandiera della Lega, un gesto che ha provocato la reazione del deputato e segretario della Lega Lombarda, Paolo Grimoldi: "È l'unico modo che avevano per farsi notare, per fare notizia. D'altronde per i cretini senza idee l'unica via per avere risalto sono gli insulti e le violenze". La risposta nei volantini diffusi dal centro sociale Cantiere: "Chi soffia sul vento del razzismo, della guerra tra poveri, della restaurazione dei muri e delle frontiere é il mandante morale di ogni crimine a sfondo razziale".